25 anni dopo: analisi dei personaggi queer di Sailor Moon e delle assurde censure subite dall'anime

Sailor Moon, in giapponese Bishōjo Senshi Sailor Moon, letteralmente "La bella ragazza guerriera Sailor Moon", è un manga di genere mahō shōjo nato dalla fantasiosa matita di Naoko Takeuchi. Come tutti sappiamo, all'inizio degli anni novanta l'anime tratto da quest'opera ha conquistato il cuore di migliaia di persone in Giappone e nel resto del mondo. Impossibile non conoscere la guerriera che veste alla marinara: la sua immagine ha accompagnato una generazione intera e in Italia il suo è probabilmente l'anime giapponese ad aver avuto il maggiore impatto. L'enorme fama raggiunta dal prodotto nel nostro Paese ha portato però a reazioni non sempre positive, anzi. Sailor Moon è finita nel mirino di diverse critiche per le tematiche relative all'universo queer contenute nella storia. In particolare la psicologa Vera Slepoj aveva accusato la guerriera di "trasformare i bambini in femminucce", causando parecchio clamore tra i genitori.



A distanza di 25 anni dalla prima messa in onda, la totale sterilità e infondatezza scientifica di queste critiche sono sotto gli occhi di tutti. Ciò che invece non viene sempre ricordato è come un semplice anime di 200 episodi abbia accompagnato una generazione di giovani individui, portando un messaggio d'amore che permettesse anche ai diversi e agli emarginati di vedersi attribuito un valore sociale.


Haruka & Michiru a.k.a. Sailor Uranus & Sailor Neptune (Heles e Milena in italiano) sono uno degli esempi più evidenti di come Sailor Moon abbia reso naturali agli occhi di molti le coppie gay.

Nonostante il loro rapporto sia molto velato e non vi sia mai un bacio fra le due, la narrativa visiva e i dialoghi pieni di sottotesti rivelano la chiara intenzione dell'autrice di mostrare una relazione omosessuale fra donne, che, per la prima volta in un prodotto del genere, viene legittimata inserendo i due personaggi nel gruppo delle protagoniste come eroine. Ricordiamoci di quanto questo non sia scontato ancora oggi nel mondo dell'animazione, che spessissimo si macchia di queercoding. Oggi come ieri, i grandi brand operanti nel mondo dell'animazione usano sfruttare i tratti estetici e comportamentali degli individui queer per creare personaggi unicamente negativi. Se qualche anno prima di Sailor Moon Disney metteva in campo villain come Ursula (La Sirenetta), dichiaratamente ispirata al personaggio di Divine, Naoko Takeuchi decide di integrare i personaggi omosessuali anche nello schieramento positivo della sua saga.

L'adattamento italiano tentò ovviamente di cancellare questa presa di posizione, modificando parecchi dialoghi e cancellando alcune scene.

Un esempio fra i tanti: alla fine della puntata 18, Uranus dice a Neptune "Saremo sempre come sorelle, vero?". Questo, però, soltanto nell'adattamento italiano, perché in originale la guerriera dice: "Voglio continuare a stare con te, stanotte non ti lascio andare a dormire". Due situazioni decisamente diverse. Questo snaturare l'opera era reso necessario anche dal forzato abbassamento del target in Europa: Sailor Moon, originariamente inteso per ragazzine alla fine delle medie, veniva proposto principalmente a bambine delle elementari in occidente.


Il problema si ripresentò due anni dopo con le Sailor Starlights, un gruppo di tre guerriere che fanno la loro comparsa nella quinta ed ultima serie dell'anime.

Sulla Terra si presentano come un gruppo musicale al maschile, dal nome Three Lights. Quando i tre si trasformano, però, diventano a tutti gli effetti donne.

Qui la serie dà vita ad una situazione ancora più complessa: i tre personaggi non sono né transessuali né omosessuali. Seya, uno dei tre, è anche innamorato di Sailor Moon, mentre non viene particolarmente attenzionata la sessualità degli altri due personaggi. La rappresentazione messa in atto è pienamente fluida e gli animatori dimostrano con il character design come lo schema di elementi che tradizionalmente contraddistinguono i sessi nella nostra cultura sia sovvertibile con il minimo sforzo. Inoltre, non viene posto nessun giudizio sul modo di questi personaggi di esprimere il proprio genere, che viene lasciato alla loro autodeterminazione.


In questo caso la versione anime diverge da quella del manga. Qui le Starlights sono effettivamente donne, che si travestono nella vita reale per passare inosservate come band di idol. Anche nel manga, tuttavia, Seya è affascinato da Sailor Moon, rivelando la sua non-eterosessualità. Sebbene in modo diverso, quindi, viene comunque fatto passare un messaggio simile, con l'unica differenza che le tre guerriere mettono in scena un travestimento simile a quello dei Drag King.



La presenza delle Sailor Starlights è stata il principale oggetto delle dure critiche di Vera Slepoj, allora militante di Alleanza Nazionale, la quale sosteneva che i maschietti all'ascolto si sarebbero identificati in quei personaggi, sviluppando un orientamento omosessuale. Se quindi, in un primo momento, nell'adattamento italiano i Three Lights cambiavano sesso come in originale, dopo le numerose proteste vennero introdotte nel doppiaggio delle fantomatiche "sorelle gemelle" che il gruppo chiamava in aiuto all'occorrenza, anziché recitare la normale frase di trasformazione. Una censura goffa, dietro la quale era facile immaginare la reale storia.

Ma i tiri mancini dell'adattamento non finiscono qui!


Una delle censure operate più frequentemente in Sailor Moon è stata quella del cambio di sesso dei personaggi. I più pesanti ai fini della trama sono quelli di Zoisite e Fish's Eye (Zachar e Occhio di Pesce in italiano) due nemici di sesso maschile, rispettivamente della prima e quarta serie. I due personaggi, così come nel doppiaggio inglese, sono diventati donne in italiano. Questo cambio è dovuto al fatto che entrambi i personaggi si mostrano molto effemminati. In particolare, Zoisite ha un'evidente relazione con un'altro nemico della prima stagione, Kunzite (in italiano Lord Kaspar), anch'egli di sesso maschile; Fish Eye invece è un personaggio estremamente queer.

Oltre all'orientamento sessuale fluido, il suo approccio estetico risulta estremamente moderno, poiché usa trucchi da donna, passa con disinvoltura dagli abiti maschili a quelli femminili e si ferma spesso a metà. Oggi potrebbe rappresentare quello che definiamo genderqueer.


Questi cambi di sesso sono in realtà una costante in tutto l'adattamento e colpiscono spesso anche personaggi minori. In Sailor Moon, infatti, grazie anche ad un influsso della cultura giapponese, la barriera del sesso non è percepita nell'attrazione. È molto frequente negli episodi che un personaggio sia attratto da qualcuno del suo stesso sesso anche soltanto perché vi riconosce un modello di bellezza o di eccellenza in un qualche campo. Accade per esempio, nella terza serie, che Sailor Chibimoon mostri gli "occhi a cuore" per un'altra ragazzina di sesso femminile. In questo caso colei che riceve queste attenzioni viene trasformata in maschio.

Questo fenomeno di attrazione verso persone dello stesso sesso viene mostrato anche in un caso particolarmente degno di attenzione: nel primo lungometraggio animato prodotto per la serie, Mamoru (in italiano Marzio), il fidanzato della protagonista, riceve le attenzioni del nemico, un personaggio di sesso maschile, che mostra per lui un attaccamento dai tratti romantici. Il passato dei due è collegato e Mamoru stesso è titubante riguardo alla loro relazione. I registi del film scelgono di mostrare il principale personaggio maschile dell'intera saga in una situazione sentimentalmente ambigua rispetto ad un altro uomo, ignorando i principi della mascolinità tossica che guidano i processi di caratterizzazione in altri progetti animati.


Queste sono solo alcune fra le più importanti rappresentazioni inclusive presenti in Sailor Moon. Si potrebbe andare avanti all'infinito a parlare di quanto i personaggi di questo anime abbiano contribuito ad integrare i personaggi queer nella narrativa e di quanto, di conseguenza, la censura italiana abbia agito sulle cinque serie e i tre film. Sono passati "solo" 25 anni da questo taglia e cuci e oggi sembra quasi assurdo ripensare al modo barbaro in cui è stata trattata questa serie, della quale si sarebbe dovuta ammirare, invece, l'avanguardia sociale. "La luce della luna porta un messaggio d'amore", recita Sailor Moon nella versione originale dell'anime, ed è proprio vero: quest'opera rimarrà storica per la scelta di essere inclusiva in un periodo storico in cui non era per niente scontato.


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