Amadeus e il sessismo: un’analisi a freddo

Volevamo evitare di scrivere banalità, ma forse in questo caso non si può fare altrimenti. Riassumere le frasi dette da Amadeus durante la conferenza stampa di Sanremo, intorno alle quali è nata un'enorme polemica, risulta forse ripetitivo, ma va fatto per aprire un discorso più ampio:


"E' una [...] una sorta di scommessa personale perché a volte non per forza devi conoscere, ero curioso. Questa ragazza molto bella, ovviamente, sapevamo essere la fidanzata di un grande Valentino Rossi, ma è stata scelta da me perché vedevo [...] la bellezza, ma la capacità di stare vicino a un grande uomo stando un passo indietro malgrado la sua giovane età".

Queste le parole spese da Amadeus per presentare la modella Francesca Sofia Novello. Parole che hanno scosso molte persone, che si sono poi fiondate sui social network per dare contro il conduttore, arrivando persino a tirare fuori l’hashtag #boycottSanremo. Ma il Festival, si sa, da sempre smuove animi e solleva polemiche, quindi prevediamo che, come alla fine accade ogni volta, in pochi boicotteranno effettivamente la trasmissione e quasi tutti daranno un’occhiata ad almeno una delle serate.


Tuttavia, nonostante il clamore intorno alla Kermesse si tinga di toni come sempre troppo forti e denigratori, non si può negare che stavolta la tematica sia scottante e che Amadeus abbia fatto veramente un grosso scivolone, che noi, seguendo la conferenza stampa, abbiamo sentito in tempo reale, immaginando già la portata che avrebbe assunto. Quello che sembra evidente a chi ha seguito l’intero discorso di Amadeus è che il vero problema non sono quelle specifiche parole che hanno fatto arrabbiare tutti (la retorica del passo indietro insomma), perché, come sostiene lui, sembra essere stato davvero un infelice modo di elogiare la Novello per non aver approfittato della professione del marito, Valentino Rossi, per fare presenza fissa in tv (che comunque, lo diciamo per chiarezza, non ci sembra un motivo valido per chiamare qualcuno a fare un programma e non dovrebbe essere una qualità associata ad una donna, ma semplicemente decenza umana).


A chi si sta già scaldando chiederei di aspettare la fine dell’articolo, perché, come già detto, il maschilismo, in questo caso, è più stratificato e si trova nel linguaggio. Che Amadeus pensi alle donne come accessorio dell'uomo non possiamo dirlo in assoluto da una frase infelice, mentre possiamo constatare che il vero problema sta in quel modo di concepire la realtà (e di conseguenza l’intrattenimento) che è propria della televisione italiana. Un modo vecchio di approcciarsi alla rappresentazione e ai problemi sociali, che, in Rai soprattutto, non solo non si riesce a scacciare, ma si consolida sempre più. Un sistema che pone nella quasi totalità dei casi le donne come immagine e gli uomini come sostanza, senza che ci siano istanze che riescano a sottolineare la gravità della cosa e a mettere in dubbio in maniera concreta questo modo di fare.


Quello che possiamo dire con sicurezza, visti i termini usati, è che Amadeus, così come molti altri conduttori prima di lui, si riconosce in questo modello di televisione, che si, checché se ne dica, è sessista. E non basta la presenza fissa di un Tiziano Ferro poco interessato alla tematica (come dimostra coi suoi commenti sui social), né di dieci donne alla co-conduzione, perché il problema non è numerico. Il problema è che qualcuno come Amadeus possa anche soltanto pensare di usare quella metafora infelicissima, di continuare a descrivere le donne soltanto attraverso il loro aspetto fisico, perché nella società italiana il linguaggio maschilista (in senso stretto, ma anche visivo) è ancora pane quotidiano e non c’è una forza contrastante sufficientemente rilevante da rendere necessaria una reinvenzione del proprio modo di porsi rispetto alle cose.


Così, insomma, non si va avanti. La soluzione non è sicuramente boicottare Sanremo o accanirsi contro una persona specifica che si fa portavoce di un meccanismo sbagliato attraverso un linguaggio desueto, poiché questo porta al solito linciaggio mediatico del singolo esponente, senza che si facciano effettivi cambiamenti su larga scala. Non abbiamo ancora una soluzione precisa, se non quella di essere sempre costruttivi e reagire con minor aggressività, ma magari potrebbe già essere una buona risposta supportare qualcuno come Levante, che si presenterà con una canzone progressista sulle donne e contro l’omofobia, per portare avanti il linguaggio diverso che vorremmo vedere nell’intrattenimento italiano.

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