Banoffee: dalla band di Charli XCX al debutto elettropop

Banoffee è il nome d’arte di Martha Brown, cantautrice pop originaria di Melbourne trapiantata a Los Angeles. Il suo primo LP, Look at Us Now Dad, è una grande conquista per la ragazza, che si è sudata ogni centesimo per poter rimanere a LA, così da produrlo. La possibilità di farlo sembrava star svanendo nel 2018, quando Martha si è ritrovata a corto di soldi e ha dovuto prendere in considerazione l’idea di tornare a Melbourne. A salvarla è arrivato il nome più in della musica pop sperimentale, Charli XCX, che l’ha accolta nella sua band, portandola in tour. Grazie a quest’esperienza la situazione economica per il progetto Banoffee si è finalmente sbloccata e oggi siamo qui a parlare del disco d'esordio.


Una storia avvincente, insomma, dalla quale è venuto fuori un lavoro bubblegum pop estremamente patinato, forse non perfetto ma decisamente moderno, che nasconde, dietro a sonorità leggere, tematiche legate al passato e ai rapporti familiari dell’artista.

La tracklist parte col turbo, piazzando ai primi posti le BOP del disco: dalla fascinosa uptempo Tennis Fan fino al trascinante elettropop di Count on You, Banoffe parla con naturalezza di rapporti passeggeri e one night stand che diventano relazioni pericolosamente serie, tuttavia, già con l’intro I Lied, la cantautrice introduce tematiche più forti, come la morte del padre. L'ascoltatore si rende conto qui che le esperienze di vita più leggere vengono lette dall’artista in parallelo con la sua storia personale, decisamente più oscura.



Nell’atmosferica downtempo Chevron i toni si fanno più e nostalgici e Martha si prende del tempo per analizzare la sua vita e le sue difficoltà economiche, ripensando al passato e a ciò che si è lasciata dietro.


"I keep posting photos back home

And I feel bad 'cause it's a bag, I know it

They know it, do I show it?

What am I doing, why am I here? What am I doing, why am I here?

I can't even dance for my money

No, they won't give me cash"


In Permission, perdendosi in un emozionante modulazione della voce ottenuta attraverso l’uso del vocoder, la cantautrice racconta di un abuso sessuale subito da giovane. Poche parole, semplici e dirette, descrivono il tremendo atto, perdendosi poi sulla fine tra sfumature industrial.


"No, no, I didn’t want you in my body

You never asked me to invite you in

You never asked for anything"



In un’altra intro, I Let You Down, Banoffee parla direttamente al padre e rivela i suoi rimorsi in maniera più concreta (“I lied, told you I was better and I let you down”). Il pezzo introduce delle sonorità avant-garde, che vengono riprese subito dopo nell'ultimo pezzo del disco, la title track. Il brano svela finalmente la storia familiare dell’artista, il cui padre è stato abbandonato da piccolo. Banoffee si riferisce anche all’alcolismo dei genitori quando lei era più giovane. Nessun problema viene risolto nel presente della cantautrice, ma viene suggerito un senso di serenità di fondo, nonostante tutto.


Look at Us Now Dad è un disco dei giorni nostri, dove le melodie pop e melodiose non riescono a prescindere dalle inquietudini personali e dal relativismo affettivo in cui siamo immersi. Sicuramente Martha Brown ha ancora del lavoro da fare per potersi inserire in quel mondo pop future-forward a cui ambisce, ma diversi momenti di questo disco dimostrano che ha tutte le carte in regola per farlo.

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