Cape God: il limbo di Allie X


Allie X è una delle cantautrici elettropop in maggiore ascesa negli ultimi anni. Di origini canadesi, l'artista si è fatta notare principalmente per la sua collaborazione come autrice negli album di Troye Sivan, ma ha dimostrato, nei suoi lavori, di avere una visione artistica del tutto valida e personale. Dopo l’EP Super Sunset, la cantautrice torna sulle scene con l’album Cape God, un lavoro estremamente diverso dai precedenti, caratterizzato da un approccio musicale complessivamente più minimalista rispetto al passato.

Cape God è un luogo immaginario dove regnano atmosfere scure e nebbiose, come si può notare dalla magnifica cover art, e rappresenta il limbo di tutte le persone che si sentono escluse e diverse in una piccola cittadina soffocante. Il titolo e il mood generale dell’album sono nati dal documentario Heroin: Cape Cod che parla di problemi di dipendenza legati all’uso di droghe, soprattutto da parte di giovani.



L'album si apre con Fresh Laundry, primo singolo estratto dal progetto, che rende perfettamente il mood complessivo dell’opera e presenta all’ascoltatore la vena malinconica che è il fil rouge di tutto il lavoro. Allie X introduce per la prima volta dei featuring in un suo album: nella traccia Love Me Wrong con Troye Sivan ed in Susie Save Your Love con la cantautrice indie Mitski; in quest’ultima le due invitano Susie, un personaggio immaginario che abita a Cape God, a non sprecare il suo amore, che può anche essere inteso come la sua verginità, con qualcuno a cui non importa veramente di lei, mentre in Love Me Wrong Allie e Troye danno vita ad una delle canzoni più struggenti dell’album, in cui un melanconico e lento riff di chitarra fa da perfetta base ad un testo che descrive una relazione problematica con i genitori (di Allie o di un personaggio immaginario di Cape God), per poi esplodere in un'interpretazione quasi urlata dalla cantante, che rende il brano ancora più intenso.

Un’altra canzone estremamente importante nell’album è Life of the Party. La traccia inizia presentandosi come la descrizione di una festa qualunque, ma poi sfocia, quasi impercettibilmente, nella testimonianza di un abuso sessuale del quale nemmeno la vittima è completamente cosciente, o che cerca di giustificare ripetendo in modo maniacale “I was the life of the party”, con una base così carica e ripetitiva da diventare quasi ansiogena.



Nella sua coesione Cape God presenta una varietà sonora non indifferente.

In Regulars è presente un riff di basso quasi funky, che nel ritornello si mescola con la voce di Allie come se essa stessa fosse uno strumento; in Madame X abbiamo un sound basato su piani ed archi dal piglio cinematografico, che richiamano le canzoni tipiche delle colonne sonore di James Bond, mentre in Super Duper Party People troviamo un’atmosfera giocosa ed euforica che descrive l’escapismo che la nuova generazione cerca di trovare nella vita mondana, descritta dal parlato delle strofe e in contrasto ai vari vocalizzi presenti nel ritornello.


Cape God è il progetto più ambizioso di Allie ad oggi, ed anche uno dei più riusciti, nonostante ad un primo ascolto possa risultare un po’ più complicato dei precedenti album. Ogni dettaglio è stato pensato molto scrupolosamente, dalla produzione ai meravigliosi artwork, che dimostrano la visione completa di una cantautrice che meriterebbe molta più attenzione nel panorama pop mondiale.

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