Diodato riscopre l'essenziale invisibile nel nuovo disco: Che vita meravigliosa

In molti non conoscevano Diodato prima di guardare Sanremo 2020, ma la sua discografia raffinata e il suo curriculum parlano per lui: emerso grazie alla partecipazione a Sanremo Giovani nel 2014, con la canzone Babilonia, il cantautore torna nel 2018 in compagnia di Roy Paci, stavolta nella sezione big, proponendo l'emozionante power ballad Adesso. Tutte queste esperienze, insieme alla gavetta dell'artista, che è esponente puro di un modo profondo di fare musica ed orientato alla costruzione di un'identità autoriale, confluiscono nella pubblicazione del suo primo album diretto al grande pubblico: Che vita meravigliosa, uscito proprio oggi.


Questo disco si contrappone nelle sonorità agli esordi del cantautore per l’armonia e la positività che si respirano fra le canzoni. Nonostante si avverta l’eco di alcune delusioni d'amore, infatti, i brani raccontano avvenimenti, a volte anche negativi, con una forte spensieratezza di fondo, una sensazione di pace con sé stessi che si avverte fra le note e nella scelta degli strumenti. Difatti, le canzoni sfociano spesso in soluzioni di arrangiamento molto solari, “mediterranee” nelle loro venature folk. È il caso della title track, dove questo spirito positivo e queste sfumature sonore vengono fuori più evidentemente. Colonna sonora dell'ultimo film di Özpetek, La dea fortuna, Che vita meravigliosa è sicuramente il pezzo più interessante della carriera di Diodato ad oggi. Si tratta di un brano dalle atmosfere calde ed estive, dalla melodia orecchiabile ma evocativa, arrangiato con maestria attraverso la commistione di suoni moderni e strumenti ritmici tradizionali. L’approccio alla vita espresso nel pezzo, inoltre, sembra fare da manifesto per l'intero disco:


“Ah che vita meravigliosa

Questa vita dolorosa, seducente, miracolosa

Vita che mi spingi in mezzo al mare

Mi fai piangere e ballare come un pazzo insieme a te”


La vita raccontata da Diodato in questo album è un’altalena di emozioni che oscilla tra gioia e dolore, un continuo movimento emotivo. Movimento che troviamo anche in Fai Rumore, il pezzo che ha trionfato a Sanremo, in cui il cantautore parla di come sia portato dai suoi sentimenti a tornare sempre verso una persona, nonostante avverta che la sua presenza potrebbe fargli del male. Musicalmente si tratta di un classico brano sanremese, ma Diodato riesce a cogliere nel segno grazie alla sua penna, che accompagna ad una melodia dal crescendo emozionante un testo intenso, dai simboli semplici ma efficaci, in cui non ha paura di mettere in mostra le sue debolezze, di apparire come la parte potenzialmente meno solida della coppia.


Il mood più spensierato ritorna prepotente in canzoni come Non ti amo più, un allegro pop rock che parla con molta rassegnatezza ma altrettanta carica della fine di una relazione, e La lascio a voi questa Domenica, solare uptempo arricchita dalle trombe. Nonostante il sound positivo, la canzone racconta delle reazioni insensibili di alcune persone che si ritrovano ferme in stazione dopo che un uomo si è lanciato sotto un treno. Oltre a strumenti più classici come le percussioni e le trombe di cui prima, il sound del disco presenta anche guizzi elettronici che emergono qua e là ad arricchire di colori l’insieme. Alveari è l’unica canzone ad essere totalmente costruita su delicati synth e risulta il momento più crepuscolare del disco. Il brano nasce dall’osservazione della città e della gente che si perde fra le sue strade.


"E poi cadere un giorno cadere un giorno e ricordarsi che è tutto così fragile un equilibrio facile da perdere ma cadere non è inutile cadere è ritrovarsi ricordarsi di nuovo dell’essenziale invisibile"


In realtà quest’immagine immersiva viene trasmessa dall’intero album, che a tratti sembra scritto da un osservatore/pensatore che si perde passeggiando per le vie di una cittadina durante una Domenica di sole. Una sorta di cammino di riflessione attraverso ricordi e avvenimenti che porta poi ad accorgersi delle cose belle che si hanno intorno, di quell'essenziale invisibile di cui parla Alveari. Ad esempio, nella divertente marcia Il commerciante, Diodato, dopo aver incontrato un venditore appassionato del suo lavoro, si rende conto di una cosa semplice quanto di importanza fondamentale nella vita di tutti i giorni: la mancanza di coinvolgimento in ciò che facciamo. E si meraviglia di quanto poco basti a trovare della bellezza, provando quella stessa meraviglia che permea la title track.



Il disco si chiude con una nota dolce quanto triste, Quello che manca di te, che, per ammissione dello stesso cantautore, è dedicata a Levante, sua compagna di Sanremo 2020 ed ex-compagna nella vita. Lo sguardo affettuoso del cantautore si posa su questa relazione finita, ripercorrendone gli aspetti che più apprezzava. Il pezzo si apre in un finale quasi orchestrale di grande impatto che rivela ancora una volta il valore autoriale di Diodato, artista in grado di elevare una semplice ballad a piccolo capolavoro, cimentandosi con tipi diversi di sound e arrangiamenti riuscendo a calarli tutti nello stesso mondo visivo e sonoro. Che vita meravigliosa è una prova discografica pop matura, coesa ma piena di spunti narrativi interessanti e sonorità apparentemente lontane, che diventano invece tappe dello stesso percorso. Diodato mette qui insieme tutto quello che di buono aveva dato negli scorsi album, strizzando l’occhio ad un modo cantautorale vintage di scrivere musica e riuscendo a risultare comunque attuale nel pop italiano. È arrivato per lui il momento di raccogliere i frutti di quanto seminato negli ultimi anni.

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