Coeur De Pirate:"la mia carriera un’esperienza surreale"

Ho incontrato Coeur De Pirate a Roma, in una piovosa giornata di Ottobre. In serata era prevista la sua seconda tappa italiana presso il Monk di Roma, che ci ha ospitati per questa breve chiacchierata.

Visivamente la situazione climatica si sposava benissimo con le atmosfere dei suoi album, che ascoltavo costantemente in cuffia già da qualche settimana.

La musica di questa giovane cantautrice mi aveva ammaliato al primo ascolto: malinconica ed intima, essenziale, non banale ma dall'incredibile potenziale pop.

Entrato dietro le quinte del palco attendo un po', dopodiché Coeur De Pirate, al secolo Béatrice Martin, arriva un po' trafelata con la sua manager.


Benvenuta in Italia!

Grazie. Adoro l’Italia!


Hai già cantato a Milano ieri sera, spero sia stata una bella esperienza. Ti piace l’Italia? Com'è stato l'approccio con il pubblico italiano?

Inizialmente è stato difficile perché non sapevo se fosse meglio parlare in inglese o in francese. Mentre in altri posti è stato automatico parlare in inglese, a Milano capire in che lingua interagire è stato più difficile perché molta gente nel pubblico sembrava apprezzare maggiormente che parlassi in francese. Non so come sarà stasera (si riferisce al concerto al Monk di Roma n.d.r.), perché sono sicura che molta gente parli il francese anche a Roma. A Milano, essendo più a nord, c’era molta gente che veniva dall’estero, era molto strano, non sapevo bene come comunicare con loro, ma lo show è andato davvero bene, le persone si sono connesse molto alla mia musica e credo di aspettarmi lo stesso per stasera.


I testi dei primi tue album sono interamente in francese, recentemente hai iniziato a cantare anche in inglese. Il tuo ultimo album Roses contiene brani in entrambe le lingue. Cosa ti ha portata a iniziare a scrivere anche in inglese?

È iniziato tutto con la canzone Oceans Brawl, che ho scritto nel 2011, subito dopo Blonde. Ho capito subito di adorare questo pezzo! Poi mi sono detta che non potevo inserire solo una canzone in inglese in tutto il disco. Dovevo scriverne di più. Quindi ho iniziato a produrre tanto materiale. È una cosa che mi piace molto perché mi ha portata ad ampliare i miei orizzonti. Adesso posso esibirmi più facilmente anche in altre parti del mondo, non soltanto in Francia e in Quebec.



Quali sono state le principali influenze musicali per il tuo album Roses?

Sono stata molto influenzata dai lavori precedenti dei miei produttori: Björn Yttling ha lavorato con Lykke Li e fa parte dei Peter Bjorn and John, puoi sentire queste forti influenze nei brani prodotti da lui, mentre Rob Ellis, che ha prodotto Oceans Browl e Our Love, ha lavorato con PJ Harvey. Tutte queste cose sono andate pian piano a confluire in Roses. È stato un processo molto bello.


Sei diventata famosa a soli 18 anni. Com’è stato essere così giovane e già così conosciuta?

Beh, non ero famosa come Justin Bieber (ride n.d.r.). Non essere a quel livello di fama è stato un bene, però si, è stato difficile a Montreal, perché nella mia città un po’ tutti mi conoscevano ed era davvero strano. Nonostante sia una grande città a volte la senti anche molto piccola, sono sicura che anche qui è così, in qualche modo. È difficile iniziare a vedere la propria faccia dappertutto, è strano, ma non ho completamente compreso la portata della cosa fino a quando, un bel po’ di tempo dopo, non mi sono resa conto di esserne già danneggiata. Ma la descriverei principalmente come un’esperienza surreale.


Hai pubblicato due album di soundtrack, Trauma, per una serie tv, e Child of Life, per un videogame. Che differenza c’è fra lo scrivere per un proprio album e il farlo per la tv o per i videogame?

È più difficile, perché hai delle linee guida. È come un lavoro vero, devi rispondere a qualcun altro. Per gli album sono semplicemente io che faccio ciò che mi viene naturale, mentre per quei progetti sono persone esterne che mi dicono come muovermi, ed è giusto sia così. Ti fa lavorare in un modo diverso e ti spinge verso territori che da solo non avresti esplorato. Mi porta ad evolvermi e per questo è sempre molto bello.



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