Next level popstar: Charli XCX Live al Fabrique di Milano

Negli ultimi anni il pop, soprattutto al femminile, non sta passando un ottimo momento, totalmente schiacciato dalla popolarità crescente di generi come la trap e il cantautorato indie. Le cantanti da classifica come le conoscevamo una volta (Britney Spears, Katy Perry, Jlo, per fare degli esempi) non funzionano più bene come un tempo. Non è un caso che le stelle del pop affermatesi dopo il 2011/2012 siano tutte cantautrici contaminate da altri generi, oppure tendenti all’r’n’b e al rap (Lana Del Rey, Adele, Ariana Grande, Cardi B). Anche le grandi popstar che stanno riuscendo ad aggirare questa crisi hanno dovuto modificare in qualche modo la loro musica: sono esempi lampanti Lady Gaga e Rihanna, che, rispettivamente con Joanne e Anti, hanno dovuto fare in modo di sofisticare la loro musica, la prima ricorrendo ai territori sicuri, perlomeno in America, del country, la seconda esplorando più da vicino l’hip hop e il soul.



In questo contesto in cui la musica pop si vede costretta a reinventarsi e a cercare manforte negli altri generi, l’Inghilterra ci ha regalato un’anomalia tutt’altro che semplice da comprendere, pur essendo una cantautrice puramente pop. Il suo nome è Charli XCX. La 27enne originaria di Cambridge, attualmente di base negli Stati Uniti, sembra essere uno dei pochi casi di artista pop a non essersi rifugiata in altri generi, ma che ha invece deciso di rispondere a questa crisi rimanendo fedele al suo percorso e puntando tutto sulla sperimentazione sonora, per portare la sua musica al livello successivo. Non è un caso che il suo concerto di ieri, 18 Novembre, al Fabrique di Milano, al quale abbiamo assistito con grande piacere, sia stato aperto dalla traccia Next Level Charli, un pezzo, manifesto dell’ultimo, omonimo, album dell’artista, che si fa simbolo dell’evoluzione continua e in pieno corso della cantautrice. L’unica canzone non recente cantata sul palco ieri è stata la smash hit I Love It, scritta per le Icona Pop, a dimostrazione di questo movimento in avanti che anima Charli. Totalmente proiettata verso il futuro, la giovane artista ha deciso di ignorare la sua più grande hit, Boom Clap, riproponendo il suo ultimo progetto discografico per intero e riuscendo a rendere dal vivo ogni singolo brano con intonazione invidiabile, nonostante la difficoltà di tenere il passo degli arrangiamenti elettronici fedelissimi alla complessità e alla destrutturazione mostrata nell’album.


Al di là della sperimentazione, tuttavia, l’influenza delle artiste pop degli scorsi decenni è innegabilmente parte fondamentale del fascino di Charlie XCX: le pose sul palco e il modo in cui la sua fisicità si sposa con i brani deve moltissimo alla prima Britney, mentre il modo in cui la voce si poggia sugli arrangiamenti musicali ha qualcosa dei grandi fasti di Madonna. Ma Charli non sembra la copia di nessuno, anzi, è il prototipo perfetto di una postar all’avanguardia: i momenti più dance della serata (I Shake It, Unlock It, I Got It) sfociano quasi in un djset dove la musica elettronica prende il sopravvento. Anche dal punto di vista del supporto alla comunità LGBT, tematica cara a molte postar, porta tutto al livello successivo, dimostrandosi sempre più vicina al mondo queer: durante la performance di I Shake It arrivano sul palco diversi giovani artisti LGBT milanesi, fra cui notiamo Sem&Stènn, dall’edizione 2017 di XFactor, e diversi performer in drag. Inoltre la serata viene aperta dal fenomenale Dorian Electra, artista nato come Drag King.



Come nell’album, nel quale la hit 1999 lascia presto spazio allo splendido delirio sonoro di 2099, canzone pop destrutturata, anche sul palco del Fabrique Charli ci dimostra di essere in grado di scomporre e ricomporre la figura della popstar, attraverso un mix di sperimentazione, melodie catchy e stilemi della cultura popolare riadattati secondo il suo gusto. Capace di conquistare un pubblico molto variegato in termini di sesso ed età, ma rimandendo sempre orecchiabile, mai scontata e impeccabile dal vivo, Charli XCX è la popstar di cui la nostra generazione, musicalmente meno facile da accontentare, ha bisogno. Speriamo che tutti prima o poi se ne accorgano. Intanto ringraziamo il Fabrique per avercela portata per la prima volta come unica data italiana.

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