COVID-19, per alcuni estremisti è colpa della comunità LGBTQI+

Inizialmente sottovalutato a livello internazionale, il COVID-19 è ormai causa di pandemia internazionale dichiarata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. Sulle origini della malattia se ne sono dette di tutti i colori. Si è parlato di trasmissione dall'animale all'uomo, l'ipotesi più sensata; si è pensato a un virus creato in laboratorio; ci si è accusati a vicenda per non aver fermato prima spostamenti di ogni tipo, permettendo a una malattia a elevata carica virale di prendere lentamente piede in tutto il mondo.


Ma se molte – anche assurde – ipotesi sembrano avere una base e una motivazione alle spalle, ci sono accuse pesanti che come giustificazione hanno unicamente l'odio.



Jonathan Shuttlesworth, evangelista fondatore del canale d'informazione Revival Today, ha reagito alla chiusura delle chiese europee in modo forse non troppo sobrio, affermando che l'acqua santa all'ingresso delle chiese dovrebbe fare da protezione.

Se […] stai dicendo a tutti di usare il disinfettante prima di entrare in chiesa […] dovresti semplicemente consegnare la tua tunica e bruciare la tua chiesa, trasformarla in un casinò o qualcosa del genere”, ha affermato Shuttlesworth nel video visibile sull'account Twitter Right Wing Watch. Sei un perdente. In caso non te l'abbia detto nessuno, lascia che sia io a farlo: sei un perdente. Un frocio. Non hai palle, sei stato castrato e nemmeno te ne sei reso conto”.

Il termine utilizzato da Shuttlesworth nel video, “bunch of pansies”, viene impiegato nel linguaggio di strada per indicare un maschio omosessuale effemminato, debole e codardo.


Diversa l'accusa di Richard D. Wiles, pastore cristiano della Flowing Streams Church, per cui “le piaghe sono uno degli ultimi passi del giudizio, intendendo ovviamente come “piaghe” gli effetti del COVID-19 sul corpo umano. Non è un caso, per Wiles, che la culla del COVID-19 sia stata la Cina, casa di un “governo comunista senza Dio”.

Sulla piattaforma online TruNews, fondata dallo stesso Wiles e bannata di recente da YouTube per un attacco alla comunità ebraica, è facile trovare riferimenti a persone vili, disgustose, causa della ribellione spirituale degli Stati Uniti d'America.

Il termine “LGBT” viene raramente esplicitato, ma la piattaforma è nota per aver accusato “nazisti gay” delle sparatorie su suolo americano e aver incolpato un “movimento di perversione sessuale” per l'uragano Harvey, che nel 2017 ha causato 125 miliardi di dollari di danni, colpendo zone comprese tra la repubblica di Guayana e lo stato della Louisiana.


Steven Andrew, Pastore californiano, ha chiesto di dichiarare marzo “mese del pentimento del peccato del popolo LGBT”, così da permettere a Dio di salvare molte vite e proteggere gli Stati Uniti dalla furia del COVID-19.

“L'amore di Dio”, afferma in un articolo pubblicato sulla piattaforma ChristianNewsWire, “dimostra che è urgente pentirsi, perché la Bibbia insegna che gli omosessuali perdono la loro anima e Dio distrugge le società che includono la comunità LGBT”.



Stando ai giornali israeliani Israel Hayom e The Times of Isreal è anche Meir Mazuz (leader politico e rabbino sefardita, decano della yeshivah ortodossa Kiseh Rahamim) ad accusare i gay pride di aver causato una punizione divina individuata nel COVID-19.

Per lui, infatti, il COVID-19 sarebbe un modo del Creatore di vendicarsi di tutto quello che va contro il suo volere. Non è un caso, per Mazuz, che i paesi arabi (dove l'omosessualità è ancora illegale e punibile) non siano stati colpiti – e per quanto riguarda l'Iran, il prendere piede della pandemia non sarebbe dovuto all'omosessualità, ma all'odio nei confronti di Israele.

A negare le parole di Mazuz con dati scientifici è una fonte difficile da ignorare. Il report del 15 marzo della World Health Organization parla di 103 casi in Arabia Saudita, 93 in Egitto, Iraq e Libano, 85 negli Emirati Arabi, ma i numeri sono in continuo aumento, come dimostrato dalla mappa interattiva a cui si può accedere sempre dal sito della WHO.

L'Anti-Defamation League sta tuttora cercando di convincere il rabbino a chiedere perdono per le sue affermazioni, e a prendere le distanze è stato anche il gruppo ortodosso Ne'emanei Torah Va'Avodah.


La folle accusa sembra arrivare da ogni lato, la comunità LGBT si trova in un pericoloso incrocio di fuochi e giudizi. Ma se c'è speranza che il COVID-19 diventi, un giorno, un capitolo da studiare su un libro di storia, lo stesso non si può dire del pericoloso cocktail formato da pregiudizio, stereotipo e violenza – anche solo verbale – nei confronti del diverso, una malattia per cui non c'è vaccino.

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