FEAT, il nuovo disco corale, moderno e femminista di Francesca Michielin


Quando Francesca Michielin uscì vincitrice dalla quinta edizione di X Factor, era difficile immaginare che nel giro di dieci anni quella giovane ragazzina un po’ impacciata sarebbe stata fra le più intelligenti e apprezzate cantanti italiane. Sony Music, la casa discografica che accoglie di consueto i vincitori del talent di Sky, tentò subito di farla rientrare nell’identità della tipica interprete melodica italiana, finendo per sgonfiare l’hype creatosi intorno alla sua vittoria.

Riflessi di me, primo vero album della cantante, non aveva raggiunto nemmeno il disco d’oro e sembrava che la sua carriera faticasse a decollare. La situazione cambiò radicalmente quando Francesca iniziò a dimostrare di voler sperimentare, con l’uscita della ballad elettronica L’amore esiste, che raggiunse il doppio platino.

Da quel momento ha inizio una progressiva trasformazione per l’artista, che è maturata nel tempo come donna e musicista, iniziando a dedicarsi ad un sound più contemporaneo e a stili musicali giovani (di20 era uno dei primi dischi italiani mainstream a sperimentare con l’elettropop, mentre 2640 richiamava massicciamente gli stilemi della scena itpop italiana). Questo percorso culmina oggi in Feat, un disco in cui Francesca cambia ancora una volta.



Il sound proposto è, come sempre, attento ai trend del momento (la nuova scena urban italiana e la trap, che fanno capolino qua e là), ma risulta essere più personale che mai. In un cocktail di suoni etnici ed elettronici, Francesca sorprende con ritmiche esotiche e strumentazioni estremamente pop, che si sbilanciano talvolta verso il rap e il reagge. Questa commistione di stili è dovuta anche al concept dell’album che, come suggerisce il titolo, prevede che ogni traccia venga eseguita in duetto con uno o più artisti. Il roster di musicisti raccolti dalla ragazza intorno al progetto è invidiabile: dai Maneskin a Fabri Fibra, da Gazzè a Dardust ed Elisa, tantissimi nomi fra i più apprezzati e moderni dell’attuale scena pop/rap italiana prendono parte a questo album, rendendolo un lavoro corale in cui personalità forti si mischiano e ci ricordano che la musica non è un lavoro individuale, ma spesso il prodotto di una vera e propria scena artistica.

È anche per questo che nell'album succedono diverse cose inaspettate: in Stato di Natura Francesca si da al rap, lasciando la parte più cantata a Damiano dei Maneskin, mentre in Yo No Tengo Nada possiamo ascoltare la voce di Elisa avvolta in maniera del tutto inedita da un vocoder, nonostante la canzone sia una uptempo tropicaleggiante arrangiata da Dardust.

Non mancano i momenti radiofonici, Francesca duetta con Takagi & Ketra e Fred De Palma sulle vibrazioni reagge di Acqua e Sapone, mentre inanella dei ritornelli super radiofonici in Cheyenne e Monolocale, un’irresistibile pop minimalista dall’arrangiamento vagamente souleggiante.

Ma Francesca non porta avanti il discorso soltanto dal punto di vista musicale. in Feat l’artista dimostra di essere una delle pochissime popstar italiane attualmente disposte ad esporsi in maniera diretta su tematiche attualissime.

In Stato di natura si addita finalmente senza paura il patriarcato, tema quasi inedito nelle musica radiofonica in Italia. Intelligente la scelta di condividere il pezzo con i Maneskin, a rafforzare un messaggio che agisce su due livelli, la rivendicazione della libertà femminile da un lato (“Rivendichiamo per il corpo la libertà, ma critichiamo una ragazza che si veste come le va, […] usate il nostro seno ovunque, una cosa normale, ma se allattiamo in pubblico? Non si fa, è immorale”) e la mascolinità tossica dall’altro (“Ricorda, non ti rende uomo saper dare un pugno”). In canzoni come Sposerò un albero e nelle scelte di alcuni titoli, si avverte, inoltre, un'attenzione per il tema della crisi ambientale.


In questo album i frutti della ricerca partita con i due lavori precedenti, che rimanevano principalmente sul derivativo, iniziano finalmente a dare i loro frutti. La scelta dei brani inseriti in Feat è azzeccatissima e gli autori sembrano scrivere su misura per la nuova identità di Francesca. La cantante sta maturando una cifra stilistica personale, che suona al contempo controcorrente e perfettamente calata nella scena musicale di oggi. Se la sua evoluzione continuerà di questo passo, Francesca è candidata a diventare la cantante pop più interessante della scena musicale italiana.

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