FKA Twigs: Magdalene fa il dito medio al patriarcato

La fine di una relazione è un evento traumatico per ogni persona, qualunque sia la propria situazione. È per questo che tanti artisti di spicco hanno prodotto i loro migliori album in seguito al dolore di una separazione (basti pensare, senza andare troppo lontano nel tempo, a Vulnicura di Bjork o ancora a Melodrama di Lorde). Magdalene, secondo LP di FKA Twigs, si inserisce in questo filone. L’artista inglese, che dal 2012 ci ha abituati ad un alto livello musicale e di performance, non ha passato degli anni semplici dalla sua ultima uscita discografica, il visionario EP M3LL155X, del 2015. Due eventi nello specifico hanno turbato la sua vita: la rottura con il celebre fidanzato Robert Pattinson, poco tempo prima di un matrimonio già in parte progettato, e un fibroma che l’ha colpita nel 2017 e dal quale si è ripresa soltanto l’anno successivo. È in questo clima di dolore e incertezza che l’artista ha scritto i nove brani confluiti poi in Magdalene, un disco che risulta più oscuro del precedente, più controverso, quasi spogliato delle sue influenze r’n’b per dedicarsi ad una sperimentazione elettronica sul format downtempo.


Sebbene le melodie presentate nel disco siano decisamente più pop di quelle a cui ci ha abituati Twigs in passato, l’unico pezzo che si avvicina (molto vagamente) ad una canzone da classifica, grazie ad un beat maggiormente presente e alle influenze trap, è Holy Terrain, cantata con Future. Per i restanti brani, l’album rimane ancorato ad un mood languido ma ammaliante, sospeso tra scratch sonori e spiazzanti assoli di piano. Già dalle parole di apertura del disco è evidente che ci troviamo in un momento di rottura (If I walk out the door | it starts our last goodbye). Procedendo con la tracklist la sensazione diventa sempre più una realtà inevitabile. Sad Day, ultimo singolo estratto dal disco, è la richiesta disperata e insensata di dare un’ultima chance ad una relazione che non può più in alcun modo funzionare e tramite una strumentazione essenziale ed un comparto di percussioni sempre crescente riesce ad essere una delle tracce più emozionanti del disco. I beat e i synth lasciano invece totalmente spazio alla voce della cantautrice nella ballad conclusiva, Cellophane, dove vengono messe a nudo le insicurezze di Twigs, che racconta nel momento più intimo di tutto Magdalene, di come abbia sentito di avere il mondo intero contro durante la sua ultima relazione (They're hating | They're waiting | And hoping | I'm not enough). L’interpretazione è impeccabile: a tratti sommessa, racconta la complessità del tormento vissuto facendolo avvertire come profondamente reale. Per tutto il disco la sensazione è che la voce dell’artista sia lontana e danneggiata, che stia per sparire, per poi sentirla di volta in volta ritornare nella sua piacevole sottigliezza, oppure disperdersi attraverso effetti elettronici che la catturano, la distorcono e le consentono di liberare i suoi più profondi tormenti. Grazie all’ottima produzione del disco, questa caratteristica si sposa con naturalezza alla sperimentazione musicale, che, pur rimanendo accessibile ad un ampio pubblico, lascia spesso sorpresi. Sono tanti i dettagli sonori che dimostrano la magistrale confezione di questo album: i cori meccanici che si inseriscono nella tesa marcia di Fallen Alien, il perfetto incastro di suoni industriali e pianoforte puro di Mirrored Heart, la ricchezza di suoni artificiali e non, che trovano posto nell’arrangiamento art pop di Daybed.



Superfluo nominare le due ispirazioni più forti per questo lavoro, Kate Bush e Bjork: già ad un primo ascolto, infatti, è possibile individuare diverse citazioni e somiglianze. In particolare nello splendido singolo Home with you gli spettri di questi due mostri sacri sembrano incontrarsi in un featuring distorto, rivisto attraverso il senso di impotenza di cui è intriso il testo. Ammettendo di aver scritto la canzone in un periodo di estremo caos, FKA Twigs ci dona un pezzo in cui si muove scostante ma irresistibilmente cadenzata sul ritmo della canzone, mentre in alcuni momenti la base sembra quasi prendere il sopravvento. Nel ritornello invece riconosciamo evidente la struttura di base del pezzo, una ballad alla This Woman’s Work, che punta tutto su un ritornello acuto e cantato quasi sottovoce. Ancora citazioni a Kate Bush in Mary Magdalene, che si apre proprio con la frase “A woman’s work”. Questa canzone racchiude inoltre il cuore tematico del progetto: il paragone con Maria Maddalena. Non è un mistero che questo disco voglia essere anche un dito medio al patriarcato, una dichiarazione di indipendenza di un’artista in grado di rimettersi in piedi senza l’aiuto di una controparte maschile. “Mi piacerebbe scrivessero un pezzo su di me in cui il mio nome non è attaccato a quello di un uomo”, ha dichiarato Twigs, lanciando una frecciatina alla stampa, che spesso l’ha trattata alla stregua di un accessorio dell’ex-fidanzato.



Da queste intenzioni di partenza deriva l’uso del personaggio di Maddalena, donna innamorata di Cristo, di cui si occupava con dedizione, colei che ha fatto del bene al messia, figura centrale del cristianesimo e che lo ha supportato, forse amato anche fisicamente, e il cui operato sembra essere fondamentale. Twigs rivela in un’intervista che questo, a suo modo di vedere, renderebbe Maddalena una figura indispensabile, alla pari di Cristo, e quindi potenzialmente pericolosa per la costruzione patriarcale della nostra società. Sarebbe a partire da Maddalena, quindi, che la narrativa cristiana avrebbe iniziato a demolire la figura femminile, trasformandola da compagna di Cristo in prostituta e di conseguenza “impura”, colpevolizzando la componente carnale della femminilità e non quella maschile. Twigs rivela di essersi sentita esattamente come Maddalena, caricata di aspettative e dolore ma al contempo sminuita rispetto alle figure maschili che le sono state a fianco. È questa la riflessione dietro la decisione di “impersonare” Maria Maddalena, di usarla come simbolo di un meccanismo sbagliato e della riappropriazione della propria sessualità come positiva, non dovendosi più sentire secondi a nessuno.



FKA Twigs è un’artista ancora giovane ma già capace di costruire un proprio linguaggio simbolico e musicale, fatto di riferimenti volutamente femminili e da una creatività compositiva apparentemente senza limiti. Con Magdalene siamo di fronte alla nascita di una nuova pietra miliare, un punto di incontro tra pop e musica sperimentale che non potrà che influenzare il prossimo decennio musicale. Se continuerà a provare di essere padrona di una tale complessità di elementi nella sua discografia, è probabile che Twigs riesca a ritagliarsi un suo spazio nell’olimpo della musica, affiancando le artiste che hanno ispirato questo disco.

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