High Road: Il ritorno pop di Kesha


Finalmente uscita dalla complicata causa con Dr. Luke, Kesha è ufficialmente tornata al pop con High Road, nuovo album uscito ieri, 31 Gennaio, che vuole essere per l’artista un momento di audace ritorno a sé stessa. Dopo Rainbow, del 2017, che presentava un carnet di pezzi in maggioranza intimi, soprattutto nei testi che trattavano tematiche di liberazione e rinascita, le 15 tracce che compongono il nuovo album vogliono dimostrare che Kesha è tornata la versione di sé più stabile di un tempo e che ha di nuovo voglia di far festa. A dimostrazione di questo “ritorno alle origini”, l’artista attribuisce ironicamente un featuring alla vecchia sé stessa nella traccia Kinky, che riporta la dicitura feat. Ke$ha, resa grafica del nome nelle sue prime due ere discografiche. Al di là di questo gesto, tuttavia, ci si rende subito conto, giunti a tracce come Shadow, che la Kesha che stiamo ascoltando è comunque un’artista nuova. Nata dopo le tragiche vicende personali degli ultimi anni, la tracklist del disco lascia infatti uno spazio importante a brani intimi e momenti di contaminazione con altri generi.


(Il video High Road, brano in cui Kesha duetta con l'artista queer Big Freedia)


Ad aprire l’album troviamo una delle tracce più orecchiabili del disco: Tonight, un singolo superpop, con reminiscenze dubstep e inserti rap. L’ispirazione country che si era fatta sentire in alcuni punti dell’ultimo album diventa qui una eco e si ripresenta in brani uptempo come My Own Dance, così come nella ballad Resentement.

Se le prime tracce puntano tutto sulla potenza dei beat, infatti, a partire da Shadow Kesha ci ricorda l’intensità che è in grado di creare quando si dedica all’interpretazione a cuore aperto di ballad enfatiche. Father Daughter Dance, fra i pezzi più gradevoli del disco, vede la voce della cantante muoversi leggera, a volte assorbita da un delicatissima distorsione elettronica, su un arrangiamento soffuso in cui si affaccino anche degli atmosferici archi. Cowboy Blues, suonata unicamente alla chitarra, tradisce l’ispirazione blues promessa nel titolo ma si rivela essere una piacevole e canticchiabile ballad acustica. Non manca qualche momento meno scontato: Honey è una midtempo per chitarra dalle sonorità soul, in cui domina l’uso della voce, che Kesha ha migliorato di molto dagli esordi.


Prendendo in considerazione l’intero disco, possiamo dire che High Road punta in modo particolare sulla potenza delle melodie. Queste risultano sicuramente essere il punto di forza di un progetto pop che, in realtà, non è esente da qualche problema. La varietà degli arrangiamenti, che alternano continuamente produzioni estremamente pop a pezzi acustici per chitarra dal sapore ogni volta diverso, creano la sensazione di stare ascoltando un best of più che un disco pensato come un unicum. Nonostante questo, High Road resta senza dubbio un lavoro pienamente godibile, che piacerà sicuramente ai fan della prima ora di Kesha, ma anche a chi si era avvicinato all’artista dopo il successo di Praying. Nonostante i difetti, dunque, quest’era discografica rimane un passo avanti per la cantante, che deve forse trovare il giusto mezzo fra gli approcci musicali tentati negli ultimi anni.

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