In un mondo di Gabbani bisogna sostenere gli Achille Lauro

Continuano le polemiche intorno ad Achille Lauro e alle sue esibizioni sul palco di Sanremo.

Ieri, durante la serata delle cover, l’artista ha suscitato nuovamente indignazione per essere apparso sul palco dell’Ariston vestito da David Bowie. I detrattori, in maggioranza boomer che hanno dimenticato le performance passate di Renato Zero e Malgioglio, lo aspettavano al varco con qualcosa del genere, proprio per poterlo additare come profanatore.



Quello che sfugge a questi critici improvvisati è la rarità (in Italia, perlomeno) della verve rock con cui Achille sta ribadendo la sua personalità senza curarsi delle critiche, ricordando a tutti che altri mille artisti, come anche David Bowie, hanno provocato col look nel passato, sconcertando e facendo parlare prima in negativo, poi in positivo. È questo che il rapper vuole spiegare con la sua “mascherata”: è probabile che il vostro disprezzo di oggi si trasformi in ammirazione domani.

La performance di ieri sera non è preziosa soltanto per questo motivo, però. Achille ha studiato tutto nei minimi dettagli: il duetto con Annalisa mette la cantante al centro dell’esibizione, ne esalta la voce, mentre lui resta non uno ma tre passi indietro rispetto a lei (capito Amadeus?); reinterpretare Gli Uomini Non Cambiano dell’intoccabile Mia Martini, una canzone che più femminile non si può, con rispetto per l’originale e non declinando il testo al maschile, ribadisce la posizione riguardo la sua identità di genere sfumata e non etichettabile.

Insomma, siamo davanti ad un’esibizione manifesto.



A fare da controparte ad Achille Lauro, ieri, c’è stato Francesco Gabbani, che ha reinterpretato L’italiano di Totò Cutugno. Vestito da astronauta in mezzo a bandiere italiane sventolate da persone di etnie diverse, il cantautore lancia un messaggio facile facile: siamo tutti italiani nonostante le diversità. Contenuto sicuramente lodevole, ma ben più semplice e scontato, alla Tolo Tolo. C’è veramente bisogno di ribadire certi concetti? No, ma veicolare un messaggio che, leghisti a parte, tutti condividono, porta più consensi e più televoti.

Difatti, questa seconda “mascherata” è stata estremamente apprezzata dal pubblico medio del Festival, rivelando l’ipocrisia di cui erano intrisi la maggior parte dei commenti negativi su Achille, giudicato troppo sopra le righe per il palco di Sanremo.

Quello che dimostrano queste reazioni è che le performance esuberanti piacciono a tutti. La polemica si accende soltanto quando l’esibizione spiccatamente scenografica vede un personaggio esporre la propria diversità. Il palco dell’Ariston non è di proprietà di nessuno, non ha ideologia politica, se non quella di dare spazio ad artisti che rappresentano il gusto musicale di tutta la popolazione italiana. Bisogna farsene una ragione, quindi, e accettare che noi persone queer guardiamo in massa Sanremo e che forse lo sosteniamo anche maggiormente comprando più dischi una volta conclusa la manifestazione (vedere studi come questo).


L’arte, musica compresa, non è tale se non dice qualcosa di nuovo, se non punta su estetica e argomenti ancora da comprendere per il grande pubblico. La musica deve generare emozioni e discussione, altrimenti non è espressione artistica ma puro rumore di sottofondo. Questo è il motivo per cui in un mondo di Gabbani noi ci schiereremo sempre dalla parte dei pochi Achille Lauro, perché sono loro quelli che, nonostante vengano sempre buttati giù, alla fine influiscono davvero sul corso delle cose.

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