Intervista a Mille: Animali è il nuovo singolo dopo l'esordio con i Moseek


Mille è il nuovo progetto solista di Elisa Pucci, già conosciuta al grande pubblico come cantante dei Moseek, una delle band più interessanti passate per X Factor.

In occasione dell'uscita del singolo Animali, abbiamo scambiato due chiacchiere con Elisa, per farci raccontare della sua musica e della sua nuova identità discografica.



Animali, uscita sulle piattaforme digitali il 9 marzo, è nella playlist VEVO “Novità Indie Italiano”. Questo per te è un traguardo tra tanti o semplicemente un punto di partenza?

È un punto di partenza, in ottima compagnia.



Il termine “indie” è nato, a grandi linee, per indicare un tipo di musica indipendente dall'industria discografica. Credi che come definizione sia ancora applicabile al genere o c'è stata una radicale trasformazione?

Credo che “indie” sia un contenitore, un tipo di pubblico, tra l'altro molto attento e appassionato, in un contesto generale dove la musica e gli artisti hanno tutto lo spazio possibile in fatto di suoni e di dimensioni, e tanta voglia di oltrepassare il concetto di genere.


Ora solista, con i Moseek voce, timpano, chitarra e anche un po' manager, laureata in Economia. Nel tuo percorso – di formazione universitaria e poi artistica – hai mai temuto di dover rinunciare a qualcosa, o ti sei effettivamente ritrovata a mettere da parte aspirazioni o ambizioni?

Ho rinunciato a vacanze, viaggi, dischi originali quando si vendevano, alle cene, e così ho avuto lo spazio e il tempo necessari per laurearmi e fare musica. Ho sempre fatto affidamento su queste rinunce, perché effettivamente si è trattato solo di scelte.


Dopo la laurea, oltre a fondare i Moseek, sei anche entrata in una compagnia teatrale. La recitazione è qualcosa che ti piacerebbe portare avanti assieme alla carriera da cantante, o al momento è in una posizione non di rilievo?

È stata una parentesi divertente, se vogliamo anche tosta, e le tournée insegnano tanto. La definirei un amore estivo: quanti sono quelli che poi si ritrovano?



Perché, a suo tempo, la decisione di partecipare a Xfactor? Come hai vissuto l'esperienza? Hai mai pensato di partecipare di nuovo a un talent, come Mille e non come membro di un gruppo?

Al tempo eravamo indipendenti, con un disco in inglese che volevamo far uscire, e ci era sembrato un investimento in termini di promozione, scelta che ritengo ancora oggi giusta per il progetto Moseek e che, diversamente, non ho mai preso in considerazione per Mille.


Tra le canzoni scritte e/o interpretate assieme ai Moseek qual è stata la tua preferita e per quale motivo?

Ho scritto “Elliot” tutta d'un fiato, ricordo dov'ero, che giorno fosse. L'ho suonata insieme ai Moseek sul palco di Xfactor, e su tutti quelli che sono arrivati successivamente. C'è chi si è tatuato lo spartito di “Elliot” sul braccio, ed è proprio così che considero questa canzone: qualcosa che ha reso la mia pelle più bella.


Passare dal cantare in gruppo al procedere come solista comporta certamente dei cambiamenti: è andato tutto come te lo aspettavi, o c'è stato qualche momento di tentennamento?

Mi auguro numerosi tentennamenti, perché mi stimoleranno a pormi domande. Quando va tutto liscio sei occupato a fare quello che fai, esattamente come lo stai facendo. Ho messo la macchina in moto, ed è partita. Se sarà andato tutto come me lo aspettavo te lo saprò dire tra un po' di tempo!


Con i Moseek cantavate per lo più in inglese, “Animali” invece è una canzone in italiano. La musica è un linguaggio universale: la scelta linguistica si basa quindi più sullo stile o si va comunque a vedere quanto e quale pubblico si può raggiungere e toccare con un determinato idioma?

La musica è un linguaggio universale, e allo stesso tempo ognuno ha il suo modo di recepirlo, fruitore o autore che sia. Con i Moseek scrivo e canto esclusivamente in inglese e in questo contesto ho sempre amato fare delle parole e dei suoni un tutt'uno, magari tenendo qualcosa per me, facendo una media ponderata con il resto della band.

La lingua italiana non mi ha permesso di fare medie, quando ho cominciato ad utilizzarla nelle canzoni, e tengo sempre a cuore ciò che avviene dentro di me quando scrivo musica. Se dovessi pensare ai meccanismi di pubblico, rovinerei i momenti più belli che la vita mi mette a disposizione.


Un testo non è una canzone. Come si passa dall'idea scritta al prodotto finale? Come affronti personalmente quello che potremmo chiamare una vera evoluzione del pezzo? Ti è mai capitato di partire con un'idea e ritrovarti poi con un prodotto finito totalmente diverso?

Mi piace pensare alle canzoni come ad avvenimenti straordinari che avvengono nella mia testa, amo quando scrivo una canzone di getto, in poco tempo, musica e testo, così come quando vado a pescare nel “cassetto delle melodie”, quelle che riposano in attesa di essere scelte.

Il lavoro dietro la produzione delle canzoni è quello che meno mi preoccupa, ma che più mi tiene occupata: non dipende tutto solo da me, e la squadra e la coordinazione diventano molto importanti.


Nell'ambito musicale conta più fare qualcosa di totalmente originale, mai sentito prima, o magari riprendere qualcosa di già visto ma inserendo qualcosa di tuo, un tocco nuovo e inaspettato?

Ritengo che guardarti intorno sia necessario finché non inizi a fare qualcosa che ti piace. Da quel momento in poi le uniche elucubrazioni mentali sono da dedicare alla voglia di scrivere qualcosa che ti renda felice.


Dicevi che la guerra è finita, | la guerra forse non ci è proprio mai stata”, il testo di “Animali” sembra potersi interpretare in modo molto soggettivo, ma per te, cos'è questa “guerra”? A cosa ti riferisci?

Questa frase dice davvero tanto della mia storia. La guerra è quella che ho combattuto una vita per cambiare tanti aspetti della mia famiglia. Una guerra che “forse non c'è mai stata”: ora, credo sia stata più una battaglia senza nemico.



E se un giorno ti ritroverò | e se il mondo mi riporterà da te | sarà diverso il mio viso | ma avrò lo stesso sorriso | e a mente ti dirò | lo stesso che ti amo”, l'intero periodo, il mutamento del viso, da all'ascoltatore una sensazione di tempo che passa, mentre la scelta di inserire quell'”a mente” rafforza un'idea di distacco. Cosa dovrebbe credere quindi chi ascolta? Di avere a che fare semplicemente con un amore finito, o qualcosa di più complicato?

Per qualsiasi canzone l'ascoltatore deve credere quello che vuole, vedere la propria versione dei fatti. La mia intenzione non è mettere a disposizione la cronologia di una storia d'amore, ma confermare che l'amore c'è stato.


Vedi “Animali” più come un flusso di pensieri o come il districarsi di una storia?

Per come è stata scritta, è un flusso di pensieri che sono stati districati dal racconto. Ho fatto pace con quella storia.


C'è qualcosa che vuoi fare ma continui a rimandare per un motivo o per un altro, una canzone da scrivere ma per cui non ti senti ancora pronta, un video che vorresti proporre ma al tempo stesso vuoi tenere per te in attesa di un momento che sembri più giusto?

Ho scritto una canzone, qualche settimana fa, e l'ho lasciata a metà. C'è da dire che le mie giornate in questo periodo sono comunque piene, e attendere il momento giusto è l'unica soluzione.


In questo momento, credi di avere più aspettative o ambizioni?

Per definizione le aspettative hanno a che fare con la sospensione, e non mi vanno troppo a genio. Le ambizioni hanno a che fare con i desideri, fatti di movimento. Ecco, io mi sento in movimento, con il naso all'insù.

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