Kiki Consegne a domicilio: l'importanza di essere imperfetti


Kiki: Consegne a domicilio è stato uno dei film di maggior successo dello Studio Ghibli, uno dei primi ad interessare anche il pubblico al di fuori del Giappone e quello che ha definitivamente insignito la casa di produzione della fama di cui gode ancora oggi. Eppure non rientra mai nelle classifiche dei preferiti, né viene nominato tra i "Big Five", la lista con la quale vengono indicati i film più amati dello Studio. Eppure, Kiki non è stato solo un film fortunato, si tratta soprattutto una bellissima storia di formazione e di purezza. Vediamo perché.


Forse più che di formazione sarebbe corretto parlare di transizione: Kiki, amatissima dai genitori e dai suoi amici, deve affrontare il passaggio verso la vita adulta, trasferendosi in una città nuova, da sola, dove potrà contare solo sulle sue abilità di strega. Le contrapposizioni che nel film simboleggiano la crescita di Kiki sono molteplici: la perdita dei legami più stretti, la vita in un posto sconosciuto e diversissimo dal suo ambiente familiare, la solitudine, il senso di inadeguatezza che la ragazzina prova nei confronti dei coetanei...

Kiki è sola, è un'adolescente, e ha con sé solo due cose a mantenere un legame con il passato: la scopa di sua madre e il gatto Jiji.



Verrebbe da pensare che con i poteri magici e le abilità di una strega, la vita di Kiki sia facile. E invece è il contrario: Kiki è l'eroina più pura e realistica dei film di Miyazaki, è una maga con pregi e difetti, e nonostante sia dotata, non sarà mai la magia a tirarla fuori dai guai, bensì la sua forza di volontà, la sua determinazione nel voler prendere in mano le redini del suo destino. Kiki è un personaggio buono, forte, senza mai risultare ribelle o aggressivo, capace di cavarsela nelle situazioni più disperate da sola, senza l'aiuto di nessuno.

Questa forza d'animo diventa il motore della trama sia quando Kiki rifletterà sulla sua vita e sul tipo di esistenza al quale è destinata, sia quando sopraggiungerà il suo primo vero momento di crisi. E per i drammi adolescenziali, si sa, non c'è incantesimo né pozione magica che tenga...



Sarà proprio nei momenti più drammatici del film che intuiremo il vero potenziale della protagonista, quando parteciperemo alle sue lunghe riflessioni alla finestra osservando l'oceano, gli occhi sognanti e il pensiero ai genitori e al suo paesino lontano. Kiki è una di noi, il film ce lo dice chiaramente. È speciale, certo, è una strega, ma è una strega che poco si interessa alla tradizione, e preferisce fare di testa sua. Le piace volare, parlare con il suo gatto, ma è anche una ragazza volenterosa che desidera solo essere d'aiuto ed integrarsi nella città. È talentuosa e piena di risorse, ma è anche una ragazzina fragile, che piange, chiede aiuto, si lascia consolare, si butta giù e noi la amiamo per questo, perché ci viene naturale fare il tifo per lei e augurarle tutto il meglio. Il suo personaggio rappresenta la nostra esperienza di adolescenti, quando avremmo voluto avere subito tutte le risposte e tutte le risorse. È questo che Kiki ci insegna: le risposte sono dentro il nostro cuore. In barba a tutto quello che gli altri si aspettano da noi. In barba a tutte le streghe vanitose e alle ragazzine snob, noi piccole streghe con il vestito nero sformato e un fiocco gigante rosso in testa facciamo quello che ci pare.

Perché noi piccole personcine siamo tutte Kiki.

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