L'aggressione verbale a Pietro Turano di Skam conferma: c'è bisogno di una legge contro l'omofobia.


È solo di qualche giorno fa la notizia dell'aggressione verbale subita da Pietro Turano, attore di Skam Italia, che, dopo aver scattato delle foto con alcune ragazze, si è trovato a subire offese omofobe da una di queste. Un'aggressione apparentemente assurda, che l'attore ha subito da una persona che sembrava essere sua fan.

“Questa cosa non mi succedeva da tanto tempo [...] mi ha fatto soffrire molto", ha detto Pietro mentre parlava dell'accaduto, "mi ha rovinato e siccome sono quattro giorni che ci penso, volevo esorcizzare questo magone condividendolo”.

Avvenimenti come questi ci riportano subito con la mente al dibattito che si è creato recentemente sulla legge contro l'omofobia, che ci sembra oggi più urgente che mai.


“Legge ideologica e non necessaria”, così molti hanno definito la proposta di un testo di legge contro l’omotransfobia, che potremmo articolare ulteriormente come “omobitransfobia”, o semplificare in “omofobia”. Un testo di legge che andrebbe semplicemente a mettere per iscritto quello che razionalmente è già riconosciuto per quello che è, ossia un crimine d’odio.

Si definisce “crimine d’odio” una violenza (che sia fisica, psicologica, verbale, o di qualunque altra sfumatura) a matrice discriminatoria, e dettata da preconcetti, da pregiudizi nei confronti di “razze” diverse (anche se sul termine “razza”, sulla sua possibile applicazione incorretta sul genere umano, si potrebbe aprire un dibattito), orientamenti sessuali e sessualità, religioni, e non solo. Dal punto di vista penale, si parla di “crimine d’odio” per sottolineare l’aspetto discriminatorio di un gesto, e l’”odio” è possibile aggravante.

Nonostante il termine sia potenzialmente “ombrello”, c’è una tendenza, a livello globale, a vedere come “crimini d’odio” quelli a sfondo razzista e xenofobo, come accade in Europa con la pubblicazione, nel 2009, del rapporto “Hate Crimes in the OCSE Region – Incidents and Responses”, in cui si invitano i Paesi Europei a riconoscere i crimini d’odio (basati su razzismo e xenofobia) in quanto tali, e a comportarsi di conseguenza.


La repressione cambia di Paese di Paese, con leggi più o meno severe, dalla reclusione per un anno in Belgio in caso di negazionismo; alla Legge Gayssot francese il cui scopo è punire chiunque dimostri condotta razzista, antisemitica o xenofoba; al Regno Unito che non possiede una legge simile, ma tratta come crimini d’odio le discriminazioni dovute alla “subcultura”.

Il 1993, la Repubblica Italiana approvava la Legge Mancino, che sembrava destinata a dimostrare una decisione unanime, italiana, di non chiudere gli occhi davanti alla violenza. Lo scopo della Legge Mancino era infatti quella di punire gesti aderenti all’ideologia nazifascista e che incitassero alla violenza e alla discriminazione per motivi etnici o “razziali”, religiosi, nazionali. Citando direttamente il testo di legge, “Salvo che il fatto costituisca più grave reato, […] è punito a) con la reclusione fino a un anno e sei mesi o con la multa fino a 6.000 euro chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione […] b) con la reclusione da sei mesi a quattro anni chi […] incita a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza” per i già citati motivi. Vietate organizzazioni e movimenti il cui scopo è l’incitamento alla discriminazione o alla violenza, con reclusione di chi ne fa parte da sei mesi a quattro anni, e così via. L’utilità della Legge Mancino non è in discussione (nonostante le varie critiche mosse e i tentativi di abolirla da parte di Forza Nuova e Lega Nord, e la diminuzione delle pene nel 2006): dal giorno stesso della sua redazione, tuttavia, ogni tentativo di ampliarla è andato a vuoto. Persone diversamente abili e membri della comunità LGBTQ+, tra tanti, non sono protetti da questa Legge.



È ancora tutto da vedere. Il testo Zan-Scalfarotto, adottato dalla commissione Giustizia, mette la discriminazione per orientamento sessuale e identità di genere sullo stesso piano della discriminazione “razziale”, interviene sul Codice penale in due punti e aggiunge alla Legge Mancino una sanzione per gesti e atti violenti di stampo omotransfobico. Ancora da analizzare le proposte, molte folli, di modifica giunte da parte della Destra, che includono clausole su pedofilia e incesto, come ad affermare che qualora la legge Zan entrasse in vigore, loro comunque non sarebbero dalla parte di queste folli perversioni, a quanto pare – non ne eravamo al corrente – da sempre caratterizzanti la comunità LGBTQ+.


Il cambiamento è lungo e criticato ma necessario, perché nelle ultime settimane, oltre quello subito da Pietro Turano, gli attacchi a membri della comunità LGBTQ+ sono stati tanti. Parliamo della gogna mediatica a cui sono stati sottoposti Carlo e Chris di @papaperscelta, delle manifestazioni #restiamoliberi organizzate contro la “legge liberticida sull’omotransfobia”, dell’aggressione di un quindicenne nel piacentino mentre si recava a una manifestazione a sostegno della legge di cui stiamo discutendo, del parroco di Lizzano con il suo rosario contro “le insidie che minacciano la famiglia”, della violenza verbale nei confronti di due ragazze che si tenevano per mano nella stessa piazza in cui Giorgia Meloni affermava con veemenza che “Gli omosessuali in Italia non sono discriminati”. No, gli omosessuali in Italia non sono discriminati. Solo impossibilitati ad avere una vita serena, di coppia, senza il timore di vedersi negata una casa o semplicemente un cane (ed è successo). Solo allontanati dalle loro famiglie, derisi per strada quando va bene, picchiati quando sono usciti nel giorno sbagliato. Solo denigrati.

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