La dottrina delle piccole cose: Jamila ci parla del suo nuovo singolo, nato insieme a Zibba


Jamila Kasraoui, in arte Jamila, è una cantautrice emergente di Scandicci, periferia di Firenze.

Classe 2001, inizia a suonare presto la chitarra e a comporre canzoni, il solo e unico rimedio naturale alle angosce dell’adolescenza. Nel 2019 pubblica il suo primo EP di esordio Ego, completamente autoprodotto e registrato solamente con l'uso di un iPhone. Questo pugno di canzoni nude e crude le permettono di farsi notare da Ferramenta Dischi con la quale pubblicherà il suo primo disco previsto per l’inverno 2020. Incuriositi dal primo singolo, La dottrina delle piccole cose, realizzato con la supervisione di Zibba, abbiamo voluto scambiare quattro chiacchiere con Jamila per sapere di più su di lei e sulla sua proposta musicale.


“La dottrina delle piccole cose” è, se escludiamo il tuo EP dello scorso anno “Ego”, il tuo brano di debutto. Come ti sentivi prima del lancio, e come ti senti ora? È un sogno che si avvera, il primo di tanti, o è qualcosa in cui credevi così fermamente che vederlo non è stato poi tanto una sorpresa?

Come singolo, è una grande parte di me. Ho cercato di caricare le parole di sentimento, di raccontare la mia storia lasciando al tempo stesso carta bianca e libera interpretazione. Vista l’importanza di questa canzone, mentirei dicendo che non mi sento euforica per la sua uscita. Allo stesso tempo, essendo frutto di un lungo percorso, ho vissuto il lancio sulle piattaforme come la conclusione di un primo percorso, che segna ufficialmente l’inizio di un altro. Senza dubbio a livello formale segna la realizzazione di uno dei miei tanti sogni, ma ufficiosamente realizzo i miei sogni nelle varie opportunità che mi fornisce l’etichetta.

Relativamente a breve, quest’inverno, uscirà il tuo primo disco. La produzione è finita, o c’è ancora qualcosa da fare?

Per quanto riguarda la produzione del disco, siamo a metà dell’opera. Quando Zibba ed io ci siamo visti, a gennaio, abbiamo scelto cinque delle tracce da inserire e abbiamo buttato giù una prima bozza. Da qui a questo inverno il lavoro da svolgere sarà notevole, anche per quanto riguarda progetti esterni al disco: con la musica non si smette mai di lavorare, non veramente.

È più l’ansia, l’emozione, o le due sensazioni si stanno accavallando, in questo periodo?

Devo riconoscere di aver imparato a gestire molto meglio le mie ansie personali, quindi l’ansia è un sentimento secondario. Per quanto riguarda la musica, e il lavoro da svolgere, l’ansia che avverto è quasi nulla. È la musica, spesso, a curare la mia ansia, quindi sarebbe controproducente se mi lasciassi sopraffare da questa sensazione negativa in un ambiente che amo. Al tempo stesso, mi riconosco come una persona emotiva, quindi senza dubbio l’emozione domina le mie giornate. È bello sentire di star facendo i primi, piccoli passi di un percorso che sento potrebbe realizzarmi.

Quando hai saputo che saresti stata affiancata e guidata nel lavoro da Zibba, cos’hai pensato? Le tue aspettative si sono dimostrate realistiche, o c’è stata qualche sconvolgente novità nell’approccio alla musica rispetto a quando hai preparato l’EP?

Quando ho saputo che sarei stata affiancata da Zibba mi sono sentita euforica e curiosa nei confronti di un lavoro da svolgere con una persona ricca di esperienze di vario genere nell’ambito musicale. Avendo registrato il primo album nella mia camera, con un IPhone, tutto, a partire dal luogo, è stato diverso e nuovo. L’approccio puro che cerco di avere con la mia musica non è mai stato abbandonato, anzi, sono stata fortunata nell’aver trovato con Zibba un’intesa anche a livello personale, che ha permesso alle mie idee di essere sviluppate e valorizzate. Chiaramente in un lavoro del genere si rende necessaria la massima apertura a consigli e proposte, passaggio nel mio caso non troppo facile, vista l’intimità della mia musica, ma ho cercato di avere un atteggiamento aperto agli arricchimenti, perché le idee proposte spesso forniscono strumenti per capire meglio ciò che si vuole rappresentare.



Racconta un po’ di te! Sei giovanissima, pubblicare un disco non è un gioco, è qualcosa che molti sognano e programmano senza però mai riuscire: c’è un ingrediente segreto nella ricetta “Jamila”?

Credo che l’unico ingrediente segreto sia la forza di volontà. Provo una profonda fiducia nei confronti di quello che faccio. Non si tratta di non porsi nessun limite e quindi provare a fare qualsiasi cosa, piuttosto si tratta di conoscersi, accettarsi e accettare le proprie debolezze, riconoscendo anche i propri punti di forza. Sapevo che questo progetto era alla mia portata, quindi ho dato il massimo per portarlo a termine, con, mi pare di vedere, buoni risultati. Ho imparato quello che so in maniera autonoma, nutrendomi della volontà e della fiducia nei confronti delle mie passioni, mentre negli anni scorsi ammiravo chi riusciva credendo che io, invece, non ce l’avrei mai fatta.

Ci sono diversi modi in cui si dimostra l’amore, tanto che in inglese si parla di “love languages”. C’è chi dimostra il proprio sentimento a parole, chi tramite gesti apparentemente insignificanti, e così via. Se “La dottrina delle piccole cose” sembra riferirsi a quest’ultimo modo, cantare d’amore, al contrario, è un esprimere a parole e musica il sentimento. Come dimostri il tuo amore a una persona?

Per me l’amore è un culto. Provo amore in maniera spontanea, per molti amici e amiche, per la famiglia, per la mia compagna, per il mio cane. Non mi vergogno di provare amore, non ho remore sulle modalità in cui lo esprimo, e i modi in cui lo faccio cono vari, dipendono da come questo sentimento mi investe, da come richiede di essere espresso. Un giorno posso dimostrare il mio amore facendo ridere, un altro giorno ascoltando e abbracciando, il giorno dopo ancora potrei realizzare un dipinto e regalarlo al destinatario del sentimento. Nella mia relazione, dimostro il mio amore in tutto ciò che faccio, cucinando, pulendo la casa, suonando, scrivendo. La cosa bella dell’amore è che non si palesa solo nelle tue azioni, ma anche nelle tue intenzioni: qualunque piccolo gesto può essere carico di amore.

Ne “La dottrina delle piccole cose” parli di ansia, parli di una vita che può far paura, e sei stata tu a dire che questo brano ha molto di personale. Non ti senti troppo messa a nudo, nell’esprimere tanto l’amore quanto il timore in una canzone che chiunque può ascoltare?

Non mi spaventa esprimere liberamente ciò che provo, che si tratti di sentimenti felici o tristi: fanno comunque parte di me. L’arte per me è terapeutica, estremamente biografica e catartica, un po’ come la poesia per Pascoli o la pittura per Van Gogh. Per far sì che la mia musica continui a svolgere questo ruolo non posso aver paura di mettermi a nudo. “La dottrina”, nello specifico, è l’espressione più sincera e diretta di sentimenti che in me richiedono di essere espressi senza mezzi termini, come l’amore e la paura. Trovo tra queste due forti passioni una connessione affascinante, che necessita di un equilibrio molto delicato, di cui ho ritenuto necessario sottolineare contrasti ed equilibri, esprimendo la verità dei fatti.

“Tu fiorisci, io sono qui ad aspettarti” è un’affermazione che può essere letta sotto diverse luci, ma che sembra riferirsi a due persone che pur trovandosi in diversi stadi della propria vita, hanno comunque intenzione di ritrovarsi, un giorno, sullo stesso piano. A cosa pensavi, nello scriverla?

“La dottrina delle piccole cose” è, come molte mie canzoni, frutto di una suggestione complessa, che descrivendo vari aspetti cerca di dar vita a un’idea articolata. Mi è difficile individuare il pensiero preciso dietro questa frase, perché l’intento era quello di dare l’immagine di un altro aspetto dell’amore: la crescita. È la frase conclusiva di una strofa intera che cerca di condurre alla parte più trascendentale della storia, dove non a caso viene proposta un’immersione nella natura. La crescita delle due persone protagoniste avviene in maniera individuale, contribuendo allo sviluppo complessivo di entrambe, curando anche il loro “noi”. La frase viene detta dal punto di vista di qualcuno che aspetta, perché crescere è anche questo: maturare nell’attendere l’altra persona, per poi proseguire il percorso mano nella mano.

Possiamo avere qualche piccolo spoiler sul disco, o ancora non te la senti di fare particolari rivelazioni?

Non parlerei di “spoiler”, probabilmente perché non mi appartiene l’ottica che vede ciò che scrivo come qualcosa per “fare hype”. Le idee per il futuro sono molte, come ad esempio alcuni featuring, altre sono sogni e basta. Per quanto riguarda il disco, posso dire che sarà ricco di storie. I personaggi e le suggestioni che racconterò saranno vari, ed ognuno avrà il compito di esprimere un mio pensiero, più che un mio sentimento.

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