• Antonio Zaccone

Live, Work… Pose! La ballroom scene newyorchese raccontata in TV


Pose è senza dubbio una delle serie rivelazione degli ultimi anni, lo show più nero e queer che potevamo sperare di vedere sul piccolo schermo, nonché quello con più attori LGBTQIA+ nella storia della tv. Una scelta voluta dall’ideatore Ryan Murphy che, si sa, comincia sempre bene e finisce spesso male... ma speriamo non sia questo il caso. Non lo è fino ad oggi, almeno.


Nelle due stagioni disponibili al momento, Murphy racconta egregiamente i sogni e le difficoltà di una famiglia nata sotto la guida materna di Blanca (MJ Rodriguez), che si emancipa dalla severissima egida di Elektra (Dominique Jackson), madre della House of Abundance. Ma la storia non finisce qui. Pose apre il suo sipario sulla scena newyorchese delle ballroom, il luogo che accoglie e riunisce tutti coloro che la società non accetta, che a quella stessa società si rifanno, ma reinventando stili, atteggiamenti e pose da passerella; in queste sfilate notturne dove ognuno può essere chiunque desideri, la house di Elektra detiene il maggior numero di trofei, eppure a Blanca tutto ciò non basta. La serie indaga da vicino le dinamiche di creazione e di coesistenza di quella che oggi verrebbe chiamata iperfamiglia, una famiglia che si sceglie, non biologica, costruita sull’affetto reciproco e il rifiuto, come quello subito dal giovanissimo Damon, cacciato di casa dai suoi genitori perché gay e aspirante ballerino. Blanca incontra Damon un po’ per caso mentre è in cerca di nuovi componenti per la sua nuova casa, la House of Evangelista, a cui si aggiungeranno Angel, Papi e Ricky. Ciò che accomuna i protagonisti è il riflesso di una società bianca, opulenta e eteronormativa che emulano e da cui, al contempo, si discostano: non sono accettati nel mondo per il colore della pelle, per il loro orientamento o l’identità sessuale e su questi aspetti edificano il loro successo, anche laddove non sembrerebbe poter mai spuntare. A Blanca, infatti, viene diagnosticato l’HIV, ma non demorde nel suo progetto di dare un futuro a Damon e agli altri suoi figli e in questo incontra il supporto del vero collante della serie, Pray Tell, interpretato da un sensazionale Billy Porter in tutto il suo variopinto guardaroba.



Pose è anche uno spaccato di storia su ciò che non è stato mai detto, in una serie, a proposito dell’HIV, di chi ne ha sofferto e delle cure sperimentali che, tra gli anni ’80 e ’90, hanno ridisegnato lo schema emotivo di una generazione di ragazzi e ragazze spaventati e coraggiosi; con alcuni riferimenti anacronistici, assistiamo a brevi vissuti in cui, a causa di una cronica assenza di leggi che potessero regolamentarne i rapporti, le coppie gay non avevano nessun diritto di eredità o cura.


Ryan Murphy è solo l’apripista, visto che la serie è scritta e diretta da registi e sceneggiatori trans; ciò porta una freschissima novità nel campo della produzione di serie su piattaforme come Netflix e il pregio più alto va all’interpretazione di personaggi trans da parte di attori trans. Una tale scelta conferisce dignità a una parte della comunità estremamente discriminata, fuori e dentro i suoi confini. Il punto è ben rappresentato da un documentario disponibile su Netflix, Disclosure, che racconta il travaglio e la lunga odissea che le persone non binarie, transessuali e transgender hanno vissuto lungo l’ultimo mezzo secolo e poco più, e i meriti che molti ancora non conoscono. Due esempi sono le musiche di Arancia meccanica, create dalla compositrice transessuale Wendy Carlos, e l’incipit delle lotte di emancipazione non solo trans, ma omosessuali in genere, iniziate da Sylvia Rivera e Marsha P. Johnson, considerate le madri dei moti di Stonewall e rappresentate dal film documentario The Life and Death of Marsha P. Johnson. Diversi sono stati i casi di transessuali, soprattutto donne, che hanno faticato a essere riconosciuti tali per convinzioni disperatamente legate al sesso biologico. Pose è un mezzo che permetterà uno sguardo ragionato sulle persone trans, le più discriminate all’interno della stessa comunità LGBTQIA+. In attesa della terza stagione, è il momento di conoscere la storia per come è realmente avvenuta.

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