Perché il testo di Rancore è il migliore del Festival (testo e significato)

Tra i brani più snobbati di Sanremo 2020 al momento c'è, incredibilmente, quello di Rancore: Eden. Nonostante la produzione impeccabile di Dardust e il ritornello martellante, il pezzo non ha incontrato il gusto del grande pubblico, delle giurie e delle radio (attualmente è soltanto diciannovesimo su ventiquattro artisti nella classifica dei passaggi radio sanremesi di EarOne).



Tuttavia, la proposta del rapper romano è una delle più interessanti dell'intero cast, non soltanto musicalmente. Il testo di Eden, infatti, brilla per fantasia e complessità in un'edizione del Festival più focalizzata sulla varietà dei suoni. Al centro di tutto l'idea di scrivere una riflessione universale attraverso uno dei simboli più usati nella storia dell'umanità: la mela.


Questo è un codice, codice Senti alla fine è solo un codice, codice Senti le rime è solo un codice, codice Su queste linee solo un codice L’11 settembre ti ho riconosciuto Tu quando dici, grande mela è un codice muto

Tu vuoi nemici, sempre, se la strega è in Iraq

Biancaneve è con i sette nani e dorme in Siria

La canzone inizia con una serie di frasi ripetitive, apparentemente ermetiche. Tuttavia, quello che Rancore sembra suggerire qui è la chiave di lettura dell'intera narrazione: la mela, oggetto che si muove incessantemente nel testo, non è altro che un codice da decifrare, un problema da risolvere, un elemento che ritorna e che diventa simbolo della scelta, che in fondo è ciò a cui l'uomo tende per tutta la sua vita. La mela appare per la prima volta come luogo dell'attentato avvenuto l'11 Settembre. Rancore dice di averla riconosciuta come potente metafora in quell'occasione, poi richiama la storia di Biancaneve, in cui la mela ha ancora una volta un grande valore simbolico come scelta tra bene e male, tra pace e guerra. In questo caso l'uomo sembra aver preso la direzione sbagliata.

Passo ma non chiudo! Cosa ci hai venduto? Quella mela che è caduta in testa ad Isaac Newton Rotolando sopra un iPad oro Per la nuova era Giù nel sottosuolo o dopo l’atmosfera


Altra mela famosa: quella di Apple. In questi passaggi il famoso logo rotola direttamente dalla testa di Isac Newton, come concetto di idea e di scoperta, fino all'Ipad e via verso una nuova era. È una mela che diventa simbolo di scelta dell'umanità intera, che decide da sempre di puntare tutto sull'innovazione e sul progresso.

Stacca, mordi, spacca, separa Amati, copriti, carica, spara Stacca, mordi, spacca, separa Amati Carica Noi stacchiamo la coscienza e mordiamo la terra Tanto siamo sempre ospiti in qualunque nazione Chi si limita alla logica è vero che dopo libera la vipera alla base del melo Che vuole…

Quante favole racconti che sappiamo già tutti

Ogni mela che regali porta un’intuizione

Nonostante questa mela è in mezzo ai falsi frutti è una finzione

E ora il pianeta terra chiama destinazione

Nuovo aggiornamento, nuova simulazione

Nuovo aggiornamento, nuova simulazione


Qui Rancore sembra tendere già al senso finale del brano. Noi umani, così come con le mele del testo, ci avventiamo su ogni intuizione, su ogni innovazione: stacchiamo la mela come stacchiamo (nel senso di spegniamo n.d.r.) la coscienza mentre mordiamo la terra, ne facciamo uso senza rispetto, senza intelligenza, seguendo soltanto la logica e non il nostro buon senso, che ignora, troppo presa da un progresso dissennato, il fatto che il nostro pianeta stia per raggiungere il limite, chiamando appunto una "nuova simulazione" (forse una vita del pianeta senza l'essere umano).

Come l’Eden Come l’Eden Come l’Eden, prima del ‘ta ta ta’ Come prima quando tutto era unito Mentre ora cammino in questo mondo proibito Come l’Eden Come l’Eden Come l’Eden, prima del ‘ta ta ta’ Quando il cielo era infinito Quando c’era la festa e non serviva l’invito


Il ritornello, più semplice, si rifà al mito dell'Eden. William Fairfield Warren, un pastore metodista e professore, cercò di spiegare l’autenticità della Bibbia con il linguaggio della scienza. Fu il primo ad elaborare una teoria secondo cui il giardino dell’Eden si trovasse in passato sulla terra, al Polo Nord, prima di essere sommerso dal diluvio. Rancore trae probabilmente ispirazione da quest'immagine come metafora del destino della terra.

Dov’è lei? Ora, dov’è lei? Se ogni scelta crea ciò che siamo Che faremo della mela attaccata al ramo?


In questo passaggio il rapper si interroga sul presente: cosa rappresenta la mela oggi? Quale scelta plasmerà il nostro destino?


Dimmi chi è la più bella allora dai, giù il nome Mentre Paride si aggira tra gli dei ansiosi Quante mele d’oro nei giardini di Giunone Le parole in bocca come mele dei mafiosi E per mia nonna ti giuro Che ha conosciuto il digiuno È il rimedio più sicuro E toglierà il dottore in futuro


Si ritorna alla strofa, che va ancora ad insistere sul viaggio storico e letterario della mela, simbolo anche di opinioni contrastanti e diatribe. Il cenno più importante è quello al frutto d'oro assegnato alla dea più bella da Paride nell'Iliade, che da origine ad un'altra guerra.

In foto Gli amori di Elena e Paride di Jacques-Louis David

Il calcolatore si è evoluto Il muro è caduto Un inventore muore nella mela che morde c’era il cianuro Questo è un codice, codice Senti alla fine è solo un codice, codice Senti le rime E dopo Stacca, mordi, spacca, separa Amati, copriti, carica Ancora

Ancora accenni all'evoluzione in positivo (il calcolatore, il muro di Berlino che cade) e in negativo: l'inventore di Rancore muore mordendo una mela che, anziché portare alla conoscenza, contiene cianuro. È sempre più chiaro come questo pezzo voglia sviscerare il rapporto dell'essere umano con il progresso, criticando l'uso delle nostre conoscenze, spesso privo di lungimiranza.


L’uomo è dipinto nella tela Ma non vedi il suo volto è coperto da una mela Si, solo di favole ora mi meraviglio Vola La freccia vola Ma la mela è la stessa Che resta in equilibrio In testa ad ogni figlio


Citazione anche a Magritte, che usò il simbolo della mela in vari dipinti: il più famoso è Il figlio dell'uomo. Il dipinto sembra sintetizzare perfettamente quello che Rancore vuole dire, cioè che il nostro valore come uomini, nel dipinto rappresentato dal volto del personaggio, è coperto dal frutto. È il nostro modo di approcciarci alle scelte che facciamo a definire chi siamo.


Disse del quadro l'autore: "Proviamo interesse in quello che è nascosto e in ciò che il visibile non ci mostra. Questo interesse può assumere la forma di un sentimento letteralmente intenso, un tipo di disputa, potrei dire, fra ciò che è nascosto e visibile e l'apparentemente visibile."


Queste parole potrebbero essere facilmente applicate anche al rapporto fra l'umanità e il progresso tecnologico, che, sebbene sia spesso positivo, può diventare distruttivo.

Richiamando la storia di Guglielmo Tell, inoltre, il rapper ricorda che il peso delle nostre scelte resta in eredità ai nostri figli. La mela rimane in testa ad ogni figlio, dice, sottolineando come non solo tutti noi, di generazione in generazione, siamo costretti a fare delle scelte importanti, ma che ci portiamo dietro anche il risultato di quelle fatte da chi è venuto prima di noi.

(RITORNELLO) E se potessi parlare con lei da solo cosa le direi Di dimenticare quel frastuono Tra gli errori suoi E gli errori miei E guardare avanti senza l’ansia di una gara Camminare insieme sotto questa luce chiara Mentre gridano Guarda, stacca, mordi, spacca, separa Amati, copriti, carica, spara Amati, copriti, carica ‘Ta ta ta’


Qui Rancore parla di compromesso. La società intorno urla metaforicamente di cibarsi senza sosta del frutto della conoscenza, mentre l'artista vorrebbe fermarsi, dimenticare il frastuono e trovare una via di mezzo tra il progresso spasmodico, per il quale paga il nostro pianeta e la nostra stessa specie, e l'immobilità evolutiva (guardare avanti senza l’ansia di una gara).

Se tu fossi qui Cosa ti direi C’è una regola Sola Nel regno umano Non guardare mai giù se precipitiamo Se precipitiamo


Il rapper conclude tristemente: come umani non riusciamo a guardare in faccia i risultati negativi a cui spesso andiamo incontro, facendoci del male da soli.


Fatta un'analisi approfondita ci si rende conto che la ricchezza di immagini narrate in questo testo è incredibile e che il tema trattato è sviscerato in profondità in soli tre minuti, nonostante la sua complessità.

Solo una penna magica come quella di Rancore poteva dar vita a un capolavoro del genere, che ci auguriamo venga premiato almeno dal premio della critica.

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