Perché l'esibizione di Achille Lauro è pura cultura queer

È inutile girarci intorno, durante la prima serata di questo Festival di Sanremo c’è stato un solo momento veramente epico: la performance di Achille Lauro. Il rapper romano ha portato la sua essenza queer nelle tv di mezza Italia, facendo parlare tutti quanti di sé e del suo brano, Me ne frego.

Per chi ha passato le ultime dodici ore fuori dal mondo facciamo un piccolo recap: sono circa le 10 quando Achille Lauro viene annunciato sul palco. Già dall’outfit con cui entra in scena, scendendo la scalinata, è chiaro che il cantante vuole lanciare un messaggio forte e chiaro: fuck gender rules. Avvolto in una tunica nera Gucci ornata da ricami dorati, il rapper presenta un’estetica che non appartiene né al mondo visivo tradizionalmente maschile, né a quello femminile. Ma la vera sorpresa arriva poco dopo, sulle battute iniziali del primo ritornello improvvisamente l'artista si toglie la tunica, rimanendo soltanto con un body color carne. Ebbene si, un ragazzo seminudo, tatuato ovunque, si è dimenato sul palco del Festival di Sanremo per tre minuti buoni, sotto gli occhi delle varie cariatidi presenti fra il pubblico.

Impossibile, per chi abbia un minimo di conoscenza della cultura queer, non notare una sorta di citazione, voluta o meno, alla ballroom culture o al più recente fenomeno televisivo Rupaul’s Drag Race. In questi ambiti i performer e le Drag Queen, per far colpo sui giudici o sul pubblico, nascondono parte del loro outfit o oggetti di vario genere, sotto gli abiti inizialmente esposti, per poi rivelarli durante l'esibizione e scatenare un effetto sorpresa. Il rapper, che ha già di per sé un’estetica particolarmente genderqueer, merita quindi un riconoscimento anche e soprattutto per aver portato sul palco di Sanremo qualcosa che attinge al mondo estetico omosessuale, degli emarginati, degli outcast.

Oggi, com’era prevedibile, si è fatto un gran parlare di questo gesto, che i più abbottonati fra i critici ritengono inappropriato e di cattivo gusto per un palco storico come quello del Festival. Se questo non bastasse già ad apprezzare l'esibizione dell'artista, ci sono diversi altri motivi per farlo.

Innanzitutto c’è da approfondire il titolo della canzone: Me ne frego. Usata come motto fascista, la frase dà titolo anche ad uno dei canti mussoliniani intonati durante il ventennio. Achille Lauro, con la sua performance, fa la scelta dissacrante di riappropriarsi di una frase dal passato tanto complesso, cantandola mentre fa qualcosa di provocatorio, che sfida le regole di genere.

Questo modo di comunicare non può risultare nuovo se si ama la musica da tempo: gli artisti storici del rock e pop, soprattutto le donne nel secondo caso, hanno basato tutto sul dissacrare e sull’esporre sé stessi e il proprio corpo come vessilli contro l’omologazione. Basti pensare ad esempi internazionali come David Bowie e Madonna. Insomma, Achille Lauro non ha inventato niente, si è semplicemente messo nei panni di una rockstar, figura che in Italia non abbiamo forse mai avuto davvero. Ma la performance di Achille Lauro non si limita ad essere pura citazione: gli artisti, in genere, attuano le loro provocazioni principalmente all’interno dei concerti o di spazi concessi loro dai media perché fortemente voluti dal pubblico. Zone di comfort insomma. Sanremo è invece un palco che ci si guadagna proponendo una canzone inedita, spesso anche quando si è poco conosciuti come artisti. Il pubblico tendenzialmente tradizionalista della manifestazione, potrebbe non apprezzare il brano presentato o il cantante. Achille Lauro, invece, decide di portare proprio su questo palco la sua nuda verità, quella di individuo queer, al di fuori delle obsolete logiche di genere uomo/donna ancora tanto care agli italiani. Durante le interviste di oggi il rapper ha approfondito il discorso aperto ieri, ammettendo che questo è ciò che fa normalmente nei suoi show dal vivo, e che non avrebbe avuto senso lasciare che questo suo lato artistico rimanesse rilegato ai concerti, per essere fruito unicamente dai fan.

Dopo averla presentata attraverso l’enorme megafono di Sanremo, Achille Lauro spiega meglio la sua visione diversa del genere:

«Sono allergico ai modi maschili, ignoranti con cui sono cresciuto. Allora indossare capi di abbigliamento femminili, oltre che il trucco, la confusione di generi è il mio modo di dissentire e ribadire il mio anarchismo, di rifiutare le convenzioni da cui poi si genera discriminazione e violenza. Sono fatto così mi metto quel che voglio e mi piace: la pelliccia, la pochette, gli occhiali glitterati sono da femmina? Allora sono una femmina. Tutto qui? Io voglio essere mortalmente contagiato dalla femminilità, che per me significa delicatezza, eleganza, candore. Ogni tanto qualcuno mi dice: ma che ti è successo? Io rispondo che sono diventato una signorina»

Durante altre chiacchierate in giro per le radio, l’artista ha anche comunicato che quello presentato ieri sul palco era un personaggio ispirato al San Francesco di Giotto e che per le prossime serate di cui sarà protagonista ha in mente altri tre personaggi. Abbiamo già pronti i popcorn per goderci questa distruzione del patriarcato a colpi di ombretto e reveal scenografici.

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