Roberta Giallo, un’anima ottocentesca intrappolata nella modernità

Rieccoci con la rubrica cantautrici.


In questa puntata parliamo con Roberta Giallo, artista poliedrica da poco uscita con Vicina Vicina, album di cover registrato durante la quarantena.

Nell'intervista Roberta ci racconta della nascita di questo progetto, delle sue peculiarità e della sua carriera divisa fra musica, scrittura e teatro.


Vi ricordiamo anche che in questa serie chiediamo ad ogni cantautrice di scegliere una delle proprie canzoni da inserire nella playlist del progetto, che potete seguire a questo link.


Buona lettura!



Il tuo percorso discografico inizia nel 2014, con l’EP Di luce propria. Cosa è cambiato nel tuo modo di fare musica dagli inizi?

Il mio modo di fare musica ha seguito sempre un’intenzione naturale, quindi non è cambiato: il mio approccio è sempre quello, naturale, spontaneo, ispirato. Diversa è, invece, la vita che racconto, perché di fatto parlo di ciò che vivo o che mi raccontano gli altri. Tutto questo diventa anche esperienza e mi ha resa più forte, sicura e solida, migliorandomi anche come performer.

Il mio approccio alla musica però è rimasto istintivo, naturale e viscerale. Le canzoni, poi, sono un po’ un estratto, un concentrato, un “eau de perfume” di ciò che siamo, e quindi c’è sempre un aspetto eterno dentro di loro.

Nella tua musica si sente l’eredità di grandi interpreti e grandi cantautrici italiane del passato, ma c’è anche un distinto elemento di “schizofrenia”. Quali artiste italiane ti hanno influenzata e come si sposano con la tua personalità unica?

Poeticamente parlando io credo di essere un’anima più che millenaria, intrappolata in un’epoca che non è la sua. Ho sempre avuto un animo mediorinascimentale/ottocentesco, quindi mi sento piuttosto aliena in questo tempo che va in una dimensione non chiara e un po' inquietante. Con la pandemia stiamo toccando dei picchi di assurdità inediti, che ci permettono di renderci conto di quanto sia strano questo tempo. Io mi sento da sempre di appartenere ad altro: la musica è il porto sicuro a cui attraccare laddove la realtà non risponda ai miei desideri, alla mia concezione del mondo (o di come vorrei fosse il mondo). Quindi questo ancoraggio al passato è anche sganciato dalla musica, è più una cosa ontologica, metafisica, che mi colloca altrove, forse in un passato futuro.

Poi, volendo o non volendo, sono cresciuta in casa con i miei genitori e i loro ascolti mi hanno influenzata, forgiata: l’opera, cantanti donne e uomini del passato, cantautori. Parlando di musica al femminile, sicuramente Edith Piaf e Maria Callas sono state voci vicine, amiche. Nel panorama musicale italiano ho sempre amato tantissimo Mia Martini, Patty Pravo, Loredana Berté, Milva, Anna Oxa, anche Carmen Consoli, una cantautrice che amo molto. Effettivamente ho amato tanto queste artiste, ma mi sento comunque molto diversa da loro, nonostante poi il pubblico mi appioppi similitudini con chiunque, persino Ray Charles.

E se dovessi guardare al panorama internazionale quali artisti citeresti?

Ho amato da sempre anche la musica black, da Aretha Franklin a Lauryn Hill, a Mary J Blige, e nel nord europa Bjork; parlando di pop all'ennesima potenza direi i Beatles, parlando di performer Elvis Presley, Freddie Mercury (Queen compresi), e Michael Jackson; parlando di soul, new-soul... direi Amy Winehouse; guardando agli “alternativi” direi Radiohead, Antony and the Johnsons... Purtroppo sto trascurando tanti altri, ho detto quelli che mi sono venuti in mente per primi, altrimenti non finisco più!

Ad ogni modo, questi sono alcuni dei “personaggi" del panorama internazionale che mi hanno dato e ispirato di più. Poi potrei citare anche Marina Abramovic. Oggi mi ispiro molto anche a figure di questo tipo, che non fanno musica ma mi offrono parecchi stimoli nella visione delle cose.


Il tuo primo disco è L’Oscurità di Guillaume, uscito nel 2017, nonostante tu sia musicalmente attiva da tantissimo tempo. Hai scritto i pezzi di quel disco appositamente per il progetto oppure hai ripescato brani scritti molto tempo prima?

Dentro l’album sono confluite canzoni scritte prima degli avvenimenti di cui racconta questo concept album, che poi è anche uno spettacolo teatrale e un libro che uscirà fra qualche mese. Anni fa ho vissuto una storia d’amore stranissima e devastante, da cui sono nate molte canzoni. Tuttavia, mi sono resa conto che alcuni brani nati in precedenza sembravano raccontare proprio quel momento. Le canzoni a volte sanno essere preveggenti, prefigurazioni di quello che accadrà (quindi attenzione a quello che scrivete!). Da lì sono andata a inserire nell’album diversi brani provenienti dal passato, oltre a canzoni scritte appositamente per quella storia d’amore. Giornata No, per esempio, l’avevo già scritta quando aprii il concerto di Sting. Oggi non ricordo il motivo che la generò, ma era perfetta per raccontare ciò che accadde tempo dopo.

Perché hai scelto questo titolo? Quale storia si nasconde dietro il nome Guillaume?

Il titolo arriva, appunto, da questa folle storia d’amore: ho conosciuto anni fa un ragazzo francese di nome Guillaume, con cui ci fu il classico colpo di fulmine. Abbiamo parlato 5/10 minuti ma dopo una settimana lui ha cominciato a scrivermi da Parigi ed è partita una vera e propria corrispondenza su MySpace (che oggi sembra paleozoico!), durante la quale è venuta fuori la mia anima rinascimentale/ottocentesca. Ci scrivevamo diverse email, ma la forma era più quella di lunghe lettere, che nei mesi sono diventate lunghissime chiacchierate. Nonostante la distanza, questa storia d’amore si era evoluta più di quanto potessi aspettarmi, ma il finale è stato inatteso, il sogno di quest’amore naufragò nel modo più orribile che potesse accadere: proprio nel momento dell’incontro tanto atteso Guillaume muore, proprio mentre veniva a trovarmi, salvo poi io stessa dubitare di questa morte. Chi leggerà il romanzo scoprirà i dettagli, così come chi vedrà la nuova rappresentazione del mio spettacolo teatrale, che rimetterò in scena in una nuova veste, coinvolgendo una seconda attrice, assente nella prima versione “monologo”. Ho deciso di vestire questo progetto con un’altra anima, un’altra attrice che interpreterà me, Laura Trimarchi, con cui ho già condiviso il palco in passato...

Sul palco ci sarò anche io e ci scambieremo un po’ l’impegno di raccontare questa storia. L’Oscurità di Guillaume è un’opera infinita, spero di farci presto anche un film. Il titolo nasce quindi da questo personaggio totalmente indecifrabile, dato l’epilogo. Per questo l’oscurità, perché dentro questo amore si trova l’infinito che ognuno di noi quando si innamora incontra. Se ci annega dentro e non si risale più può essere un gran guaio!

Potresti trarne anche una serie, magari da proporre a Netflix!

Sì, infatti, potremmo farne anche una serie! (ride n.d.r.)

È da poco uscito il tuo ultimo album, Vicina Vicina, nato durante la quarantena e completamente composto da cover. Avevi già pensato ad un disco di reinterpretazioni, oppure l’idea è nata dalla reclusione forzata?

La vita cambia sempre i nostri piani. Io avevo in cantiere un disco ambizioso, stavo lavorando anche con dei nomi importanti, però, ahimè, è subentrato il lockdown, l’impossibilità di muoversi e andare in studio. Quindi sono rimasta per l’ennesima volta bloccata dai piani della vita. Io sono una persona molto prolifica però un conto è scrivere e un conto è pubblicare. Ciò che si scrive passa per un grande setaccio (non parlo solo di selezione delle canzoni ma anche di produzione) e quella è la parte più difficile per me che sono molto creativa. Insomma, io provavo un grande desiderio di pubblicare qualcosa di nuovo, per me e per il mio pubblico, e mi sembrava un delitto annullare l’uscita tanto attesa ed imminente. Durante la quarantena sono stata una di quelle che inizialmente si è molto impaurita. Avevo proprio paura di prendere il virus e ho vissuto drammaticamente tutto ciò che la situazione ha comportato: dalle morti alla crisi economica.


In maniera specifica i mestieri dello spettacolo sono stati molto toccati economicamente, purtroppo.

Esatto. Ho percepito che ci sono stati settori meno provvisti di aiuti da parte dello stato. Purtroppo succede perché il settore dello spettacolo non ha un vero e proprio statuto che lo regola, quindi con la totale disorganizzazione a cui ha portato la quarantena è arrivata una grossa mazzata. Le cose devono cambiare, è molto importante in questo momento essere uniti per manifestare la necessità di nuovi diritti e aiuti concreti ed importanti.

Perché hai scelto proprio quelle canzoni per la tracklist di Vicina Vicina?

Nel clima di disperazione della quarantena, obiettivamente molto triste, ma da un certo punto di vista anche illuminante, ho pensato di dover fare qualcosa. L’artista in fondo crea sempre, fotografando la realtà che vive. Mi sono detta: “lasciamo stare il grande progetto ambizioso, che riprenderò se la vita vorrà: adesso io devo essere onesta con il pubblico e raccontare quello che sto vivendo, la paura di non poter ripartire, della povertà, della morte, il senso di nostalgia verso il passato e verso il futuro”. Ho deciso quindi di cantare le voci amiche del passato: Lucio Dalla, Fabrizio De André e Luigi Tenco, che sentivo essere, oltretutto, profondamente attuali, (oltre ad essere tra i miei cantautori preferiti di sempre, chi mi conosce sa poi quanto io sia legata a Lucio Dalla!).

Mi viene in mente Le Rondini di Lucio Dalla, in cui si respira il senso della libertà, che a noi in quel momento era negato. Ho cantato anche Anidride Solforosa, una canzone meno conosciuta, ma dal testo poetico e importantissimo, scritto dal poeta Roberto Roversi, che per esempio parla di inquinamento e macchine che ci dicono come e quando di fare l’amore (un po’ come queste app che ci dicono cammina, corri, etc). Addirittura nel brano c’è questa frase, “posso vederti almeno un giorno a settimana anche se abiti in una città lontana?”, che sembrava venire fuori dal periodo del lockdown.


Come hai registrato l’album?

In una notte insonne col piano e il telefonino ho organizzato un live in una stanza vuota, pensando però al pubblico. In questa solitudine sono riuscita ad essere il più sincera possibile, e da qui il titolo: vicina vicina ai fan e al pubblico, vicina vicina ai cantautori e vicina vicina a me stessa, alla voce nella sua nudità assoluta. Ho anche pensato che spesso, quando faccio ascoltare i miei provini ai discografici, li registro col telefono. Devo dire che alcune di queste persone si affezionano alla prima versione “amatoriale” della traccia. Quindi ho ragionato su questo: se qualcuno riesce ad apprezzare la traccia registrata col telefonino, allora questa vicinanza di cui ti parlavo riesce a venir fuori in qualche modo. Perché non usarla in maniera anche “estetica”? E' stata un'operazione concettuale, ma pregna di ispirazione e sentimento.

A livello di sostanza, invece, quello che volevo fotografare era proprio la situazione di precarietà totale, lasciando intravedere però una luce, attraverso queste canzoni potentissime che risultano ancora attuali proprio perché eterne, potenti e partorite dal genio.

E in qualche modo aderenti anche alla situazione in cui ci troviamo.

Esatto, questo disco è una fotografia e sarò orgogliosa tra dieci, cinque, vent’anni di aver creato un vero documento, una rappresentazione autentica di questo momento storico preciso: qualcosa che ha un senso di “pochezza”, di “estrema solitudine” e “smarrimento”, anche se, scavando, mettendosi in ascolto, si può trovare della magnificenza, quella della poesia...

Il vero paradosso è averlo messo anche su Spotify, dove tutti si spremono le meningi per trovare il suono giusto che possa sfondare nelle playlist, andando in tendenza. Io me ne sono fregata: su Spotify ho caricato qualcosa che non c’entra niente, un minimalismo assoluto: piano e voce in presa diretta nella mia stanza.


Oltre allo streaming ci saranno altri modi per fruire il disco?

Sì, dal progetto è nato anche un disco fisico, di cui ho disegnato gli interni facendo i ritratti dei cantautori che reinterpreto nel progetto. Anche perché amo disegnare e in passato ho fatto anche diverse mostre. L’ho dedicato alle prime venti persone che l’hanno acquistato in preorder. Nel libretto ci sono scritti anche i nomi di questi primi fan, li considero un po’ i miei mecenati, per aver supportato il progetto proprio in questo periodo difficile “per le tasche di tutti”.


C’è una delle tue canzoni che ti rappresenta in modo particolare? Questa canzone entrerà nella playlist del progetto.


Via di qua, versione arrangiata.

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