They Both Die at the End, vi parliamo del libro che ispirerà una nuova serie HBO


They both die at the end - il titolo sembra non lasciar nulla all'immaginazione, e le traduzioni in tedesco, francese e spagnolo (Am Ende sterben wir sowieso, Et ils meurent tous les deux à la fin, Al final mueren los dos) fanno da prova del nove.


La prima cosa che sappiamo del libro, prima ancora di leggerne la trama o qualche riga, è che “entrambi muoiono alla fine”. Non sappiamo chi siano, questi “entrambi”, non li abbiamo ancora incontrati, ma conosciamo già il finale. O ci chiediamo quale folle scrittore inserirebbe una simile anticipazione nel titolo, e ci convinciamo del fatto che sia solo una sorta di clickbait, fatto per attirare l'attenzione.

In ogni caso, They both die at the end viene aggiunto al carrello.

L'autore di questo libro potenzialmente strappalacrime già dal solo titolo è lo scrittore americano Adam Silvera, classe '90, nato e cresciuto nel South Bronx, conosciuto per essere aperto riguardo tanto la sua omosessualità quanto la sua battaglia contro la depressione, e noto sul piano editoriale per i best seller What If It's Us e Infinity Son, di più recente pubblicazione.


Il mondo di They both die at the end non è poi così lontano dal nostro – non ci sono macchine volanti o magie per incontrare la propria anima gemella, la vita scorre e non c'è modo per ingannare il tempo. C'è solo modo di sapere quando tutto è destinato a finire.

È da poco passata la mezzanotte del 5 di Settembre quando Death-Cast, il cui nome è un'assicurazione, contatta i giovanissimi Mateo Torrez e Rufus Emeterio per una comunicazione importante: quello che ha da poco avuto inizio sarà il loro End Day, il loro ultimo giorno di vita, ed entro lo scoccare della mezzanotte seguente entrambi saranno morti. Come o a che ora di preciso non sta a Death-Cast saperlo o comunicarlo, il loro è solo un avviso, una spinta a dire addio ai cari, a fare quello che si è sempre voluto e per qualunque motivo rimandato, ad andarsene con meno rimpianti possibili.

Mateo e Rufus non si sono mai incontrati prima né si sono mai messi “Mi piace” su Instagram, non hanno nulla in comune se non il fatto che nessuno dei due ha qualcuno con cui passare il suo ultimo giorno e si ritrovano entrambi ad utilizzare Last Friend, l'applicazione creata per persone come loro, decise a non restare da sole durante le loro ultime ore o che cercano qualcuno a cui raccomandare amici, parenti, animali domestici.

Ci vuole qualche tentativo fallimentare prima di trovare una persona adatta a condividere il giorno della propria apocalisse, ma Mateo e Rufus entrano in contatto e decidono di incontrarsi nonostante il dubbio di poter avere a che fare con un serial killer – d'altronde, quando non sai come dovrai morire, sei portato a vagliare ogni possibilità, dall'intossicazione alimentare all'omicidio alla caduta di un vaso.


Adam Silvera, autore del libro

Per un motivo o per un altro, né Mateo né Rufus hanno avuto modo di vivere la loro vita al massimo, forse anche nella convinzione di avere un tempo apparentemente infinito davanti, ed è quello che cercheranno di fare nelle loro ultime ventiquattro – o meno – ore. È tra attraversamenti pedonali più cauti del solito e simulazioni di sport estremi in realtà aumentata, incomprensioni tra amici e vecchie fiamme e social network che anni di vita destinata a non essere vissuta si condensano in secondi pieni di significato, in nuove conoscenze o amari addii, con la costante consapevolezza di avere davanti solo poche ore, solo poche pagine, di sapere cosa sta per accadere e decidere comunque di ignorarlo per godersi il presente, per pretendere dalla vita il massimo che può dare. Che se non può essere tempo, può almeno essere amore.

Acquistati i diritti all'inizio del 2019, l'emittente televisiva statunitense HBO (Il Trono di Spade, Chernobyl) sembra essere interessata a rendere They both die at the end una serie televisiva con episodi dalla lunghezza media di mezz'ora, seguendo le storie di Mateo e Rufus così come degli altri personaggi che fanno capolino lungo la narrazione. La sceneggiatura sarà di Chris Kelly (vincitore nel 2009 del Peabody Award per Onion News Network e candidato a cinque Emmy Awards per il suo lavoro nel late night show Saturday Night Live), mentre il ruolo di produttore esecutivo è stato affidato a Jeffrey Jacob Abrams (regista, sceneggiatore e produttore per cinema e televisione, noto tra l'altro per Person of Interest e Westworld), per quella che promette di essere una perfetta esposizione di disperata comicità e triste realismo.


La vita finisce, e nella vita reale nessuno di noi otterrà una telefonata da Death-Cast.

Quello che possiamo fare è imitare Mateo e Rufus, e ottenere il massimo da ogni secondo.

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