THROWBACK REVIEW: È, il disco che ci ha fatto conoscere Erica Mou (2011)

In Italia il cantautorato ha fatto la storia della musica leggera. Nomi come quelli di De Gregori, De André, Guccini, Battiato hanno segnato a fondo la nostra cultura musicale e forse, in parte, anche il nostro immaginario poetico. È proprio a questo mondo che si rifà Erica Musci, in arte Erica Mou, cantautrice di Bisceglie emersa recentemente nello scenario alternative. Lanciata a Sanremo 2012 da Caterina Caselli, la giovane si è da subito distinta per la spiccata personalità dei suoi testi. Il suo stile compositivo è semplice, delicato, estremamente comunicativo e mette il testo al centro.

In È, secondo disco della cantautrice, prodotto dall’islandese Valgeir Siguròsson, già collaboratore di Bjork, si fatica a trovare un pezzo che non emozioni, toccando corde intime dell’animo di chi ascolta. Gli arrangiamenti, a cura di MaJiKer, si basano spesso sull’utilizzo di percussioni e vocalizzi che si amalgamano alla parte strumentale e impreziosiscono un lavoro di composizione già molto valido, creando atmosfere sognanti e risultando estremamente rispettosi del testo, che viene fuori in maniera cristallina.






Oltre, pezzo scritto da Erica a soli sedici anni, può essere considerato il pezzo manifesto del disco. Su un delicatissimo tappeto di percussioni e giochi vocali (magistralmente riprodotti dal vivo grazie alla loop station) la cantautrice sembra preannunciarci che questo disco vuole andare “oltre le apparenze”.

In effetti i pezzi sembrano quasi le pagine un diario segreto sul quale l’artista sviscera tutti i suoi sentimenti più intimi. In Vivere sul tuo collo, la traccia testualmente più atipica del disco, l’amore diventa una sorta di dolce ossessione, che porta l’artista ad immaginare tutto ciò che potrebbe fare se solo potesse vivere sul collo del suo amante; La title track È risulta uno dei pezzi più delicati del disco. Erica riflette su tutto ciò che la lega al suo presente familiare, alla sua realtà di sicurezze e amore. Un’inquietudine di fondo avvolge il pezzo, per la consapevolezza che quell’ambiente non potrà ospitarla in eterno, che non “sarà per sempre tutto così”. Tuttavia rimane in lei la consapevolezza che l’amore che l’ha cresciuta la accompagnerà sempre, per esempio attraverso i “riti” come quello di baciare le ferite per farle guarire, che le ha insegnato la madre; in Epica cresce la carica di sentimenti negativi: tristezza, sfiducia, un pizzico di rabbia ed anche una certa dose di autocommiserazione. Citando l’Achille di Omero il pezzo si apre in un crescendo di musica e negatività, fino al concitato finale che ripete allo stremo il verso “sarebbe stato meglio annegare nello stige delle mie paure grigie” evocando sentimenti contrastanti nell’ascoltatore.

Ad Erica non piace attenuare ciò che canta: le sue emozioni passano senza filtri, taglienti, genuine, attraverso metafore più o meno dirette ma enormemente efficaci.

Tuttavia le tematiche di È non finiscono qui. Il disco infatti è caratterizzato anche da una sorta di processo di costruzione dei propri valori morali, di presa di coscienza, che richiama un passaggio psicologico dall’adolescenza all’età adulta. Se in Giungla si sente il senso di inadeguatezza di un adolescente diverso, che non riesce a capire cosa non va nel suo corpo e si aggrappa alla speranza, nel singolo sanremese Nella vasca da bagno del tempo Erica appare più risolta, più adulta. Ha capito che il suo corpo va bene così, che la sua vita va vissuta appieno, senza perdersi un attimo. Si sente la voglia di provare qualcosa, di andare avanti sorridendo, anche quando i sorrisi comportano il formarsi delle rughe. La stessa consapevolezza esprime Harem, la traccia più arrabbiata del disco, dove l’artista urla a gran voce che la sua femminilità, il suo essere donna non vuol dire doversi adeguare ad uno stereotipo, ad un modello preimpostato che in fondo sta stretto a tutti.





Ci troviamo davanti ad un disco che racconta una crescita personale, composto da sentimenti e valori veri espressi in maniera magistrale per una giovane cantautrice come Erica. In un panorama musicale come quello italiano È rappresenta un’importante novità perché sposta l’attenzione sulla parola e sul modo di utilizzarla, come in passato. Come dice il pezzo La neve sul mare, “se c’è la neve sul mare forse c’è ancora speranza” ed Erica è parte della neve nel mare della musica italiana di oggi.



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