THROWBACK REVIEW: Lorde e l’adolescenza “alternativa” (2013)

Le classifiche al giorno d’oggi sono piene di robaccia. Per quanto quest’affermazione possa essere ormai trita e ritrita purtroppo corrisponde a verità. Eppure il disco che mi appresto a recensire positivamente si è sicuramente piazzato bene in classifica a conferma del fatto che non si può fare di tutta l’erba un fascio. Sto parlando di Pure Heroine, debutto della giovanissima neozelandese Lorde, al secolo Ella Maria Lani Yelich-O’Conor (classe 1996, anche se guardandola, a primo acchito, non è difficile darle 10/15 anni in più), chiacchieratissima per essersi scagliata contro diverse cantanti del pop mainstream, da Taylor Swift a Lana Del Rey.



Vicino al mondo del synth pop, il cd si presenta pervaso da suoni elettronici e distorsioni vocali (Team) che ad alcuni potrebbero far storcere il naso, ma che si sposano benissimo con lo stile compositivo a tratti elegante e non scontato della giovane. Il singolo per cui Lorde è molto conosciuta, Royals, fra i tormentoni dell’anno, è probabilmente uno dei pezzi meno interessanti del disco, ma tende a distinguersi dalle hit radiofoniche per la rara coniugazione di semplicità e ricercatezza e il buon arrangiamento. Tra i pezzi meglio riusciti del disco spicca Ribs, traccia dalle tinte dark, che ha la sua forza nella ripetitività del ritornello. Ottimi brani sono Tennis Court (singolo apripista), 400 Lux e Buzzcut Season. È da citare anche White Teeth Teens, che mischia spunti gospel con lo stile elettronico caratteristico dell’artista, e il cui testo è il manifesto di questo disco: I’ll let you in on something big, I am not a white teeth teens, I tried to join but never did”. I denti (bianchi, dorati, eccetera) sono una metafora ricorrente in tutto il disco ed indicano l’appartenenza ad un gruppo ben preciso. I “white teeth teens” sono coloro che rispecchiano il concetto di bellezza dei media, i ragazzi sempre alla moda, e con leggerezza Lorde ci sbatte in faccia che a lei non interessa più di tanto farne parte. Ha sognato di avvicinarsi a loro (lo suggerisce in 400 Lux), ci ha provato, ma non lo ha fatto.



In questo disco Lorde parla dell’essere adolescenti negli anni 2000, di come nell’era dei social network e dei like sembri importantissimo appartenere ad un gruppo apprezzato, adeguarsi agli standard dei media. Ma ci racconta anche di come lei, avvicinandosi a questi standard, li ha invece rifiutati riconoscendone la falsità. Questa critica sociale ha anche il suo corrispettivo musicale in Royals, dove la cantante elenca, prendendone le distanze, diversi stereotipi della musica e dei video mainstream: Every song’s like gold teeth, grey goose, trippin’ in the bathroom, blood stains, ball growns, trashin’ the hotel room,[…] Jet planes, islands, tigers on a gold leash. We don’t care, we arent caught up in your love affair.



In definitiva, sebbene non sia nulla di enormemente innovativo, Pure Heroine è un disco ben curato, con buoni arrangiamenti, che ci mostra una ragazza che non ama essere schedata, che prova una sana voglia di ribellione e ricerca della propria personalità. E se non credete in questo andate pure a cercare i suoi live in cui balla in maniera decisamente eccentrica o le sue foto insieme al fidanzato, vedrete che non stiamo parlando della classica e perfetta divetta del pop accompagnata da un toy boy tutto muscoli e niente cervello. Un buon esordio, speriamo che non si perda com’è successo ad altri.


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