• Antonio Zaccone

Throwback Review: Storie da un’altra pelle, Mysterious Skin e la memoria proibita


Tutto si ferma nello scantinato buio di casa sua. A ricordargli che è ancora vivo, è il sangue che gli scorre dal naso mentre, a poco a poco, torna in sé, ma non riesce a ricordare quello che è accaduto: la mente è incapace a ricostruire le ultime cinque ore di quel tardo pomeriggio e così la sua memoria rimane bloccata per anni, finché, un giorno…

La regia di Gregg Araki prende alla lettera ogni passaggio del libro di Scott Heim Mysterious Skin, edito nel lontano 1996; il regista cerca di non deludere la pienezza di atti illeciti che fanno di ogni fotogramma che vedrete una chiave verso una riconsiderazione del rapporto più classico tra l’erastès e l’eròmenos cui la grecità ci ha abituati, stavolta in chiave modernissima. Il film è del 2004 e ha tutte le fragilità di un film che vuole osare e allieta spesso per il velo soffuso di colori perlopiù freddi, eppure non soddisfa pienamente, non quanto il libro. Scott Heim ha dato corpo a un bambino la cui infanzia è stata colorata dalle ingerenze di un amante ingombrante e bugiardo che accoglie acriticamente nei suoi otto anni, atto difficilissimo, soprattutto perché chiunque incorrerebbe nella morale che griderebbe alla pedofilia, ma Heim va oltre il comune sentire: non dice se sia giusto o sbagliato, lascia la parola e l’azione a Neil. Araki tenta, ma è spesso superficiale nel trasporre la dolcezza che può essere goduta appieno sulla carta e che, giocoforza, perde efficacia su una pellicola pur sempre frettolosa.


Brian Lackey ha otto anni quando si ritrova nel buio scantinato della sua casa nel piccolo paese di Hutchinson, Kansas. L’unica spiegazione che riesce a darsi è che è stato rapito dagli alieni, un’ossessione e, al contempo, una passione che lo accompagnerà fino alla fine dell’adolescenza, e una teoria che sembrerebbe confermata da più parti. Parallela alla sua, scorre la vita del coetaneo Neil McCormick (un giovanissimo Joseph Gordon-Levitt con lenti a contatto azzurre efficacissime), un ragazzo sessualmente precoce che, proprio a otto anni, consuma il suo primo rapporto con l’allenatore di baseball, colui che diventerà il custode della prima memoria affettiva e il denominatore di un amore che non riuscirà a palesare a nessun altro.

Brian cresce arricchendo le proprie conoscenze ufologiche: i ricordi confusi di quella sera nello scantinato vengono lentamente a galla nella forma di un ventre bovino, dita affusolate e verdastre, voci che sussurrano azioni proibite. Una sera, inserisce la mano nello stomaco caldo e di velluto di un vitello; d’improvviso, un’altra epistassi lo coglie alla sprovvista e la memoria si blocca di nuovo. Si trova più vicino alla soluzione di un dramma antico, di cui inizia a intuire la verità dolorosa.


Da tutt’altra parte, a New York, Neil ha dato inizio a una nuova vita. Ha lasciato la cittadina di provincia e adesso la Grande Mela concede possibilità mai sognate ad Hutchinson. Neil affascina perché sicuro del suo potenziale erotico; al di là di considerazioni etiche esterne più o meno convincenti, Neil non può sottrarsi in alcun modo a fare sesso coi suoi clienti perché il sesso è il veicolo della sua bellezza verso l’altro, che può bipartirsi nella via di un rapporto occasionale straordinario e appagante e nell’adorazione di un corpo tardo-adolescenziale da parte di uomini di tutte le età.

Brian arriva allo svelamento dell’identità di quella pelle misteriosa che l’ha toccato o che è stato lui a toccare. La sera di Natale di dieci anni dopo, Brian e Neil si ritrovano assieme nella vecchia casa dell’allenatore di baseball, adesso chissà dove, cercato da Neil nei suoi sogni, ma mai più ritrovato. Brian è a un passo dalla verità che adesso si fa sempre meno aliena e più terrena; indietro nel tempo, grazie alle parole di Neil, quello che il passato non l’ha dimenticato, Brian ascolta e qui la grande rivelazione.


Sia l’autore che il regista si allineano sullo stesso messaggio: non si fanno sconti sulla sensibilità del lettore o dello spettatore. La trama è lì e aspetta solo di essere osservata, con rilassatezza. Neil è l’incarnazione di questa scissione dalla morale senza filtri e senza giudizio: benvenuti nel suo corpo.

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