Watch This Liquid Pour Itself: Okay Kaya racconta la dimensione parallela della depressione

Kaya Wilkins è un’attrice, modella e cantante norvegese, conosciuta come Okay Kaya nell'ambito musicale. Il suo primo lavoro, Both, è un disco che si basa su un rock downtempo con sfumature synthpop e folk minimaliste ma intense. Il suo seguito, Watch This Liquid Pour Itself, uscito quest'anno, non si distacca in modo netto dal sound peculiare per cui Kaya si è distinta fino ad oggi.

Il titolo dell’album è di per sé un segnale: l’artista riprende un pensiero del medico greco Ippocrate, secondo il quale i liquidi del nostro corpo ne regolano l’equilibrio o il disequilibrio; Kaya come “Liquid” intende più specificatamente un particolare tipo di bile creata dal nostro fegato che influisce su malattie come la depressione, patologia che le è stata diagnosticata e con cui deve confrontarsi giornalmente, nonché tema portante di Watch This Liquid Pour Itself.


L’intero album è un flusso di coscienza dell’artista, che rivela i suoi pensieri senza filtri e senza omettere i dettagli, a volte macabri, della sua vita. Queste qualità conferiscono all’album una personalità del tutto singolare, marcata anche dalla ripetuta tendenza a delineare i testi attraverso immagini forti e vivide, in cui i meccanismi del corpo umano diventano strumento del racconto. Guttural Sounds è una traccia che già dal titolo riprende questo schema; la canzone è caratterizzata da un sound ipnotico e descrive la disforia che si prova quando la rivelazione del nostro lato più animalesco alla persona che amiamo non viene presa bene. I “Guttural Sounds” simboleggiano la parte più strana ed intima di Kaya, poiché, essendo una cantante, è dalla gola che esprime le sue emozioni.



Una canzone che di certo non può passare inosservata è Asexual Wellbeing, non solo per il titolo o per versi audaci come “sex with me is mediocre” e “sometimes, I rub my ghost dick until I can almost see it”, ma anche per la prominenza dei synth, che rendono la canzone uno dei pochi brani ballabili nell’album, portando al contempo il suono in territori vintage.

Altre tracce decisamente interessanti sono Psych Ward, che descrive con crudezza disarmante l’esperienza dell’artista in un reparto psichiatrico dopo un duro attacco di depressione, e Symbiosis, un brano con percussioni che ricordano gli anni ’80 e che paragona la relazione della cantante al processo naturale della simbiosi.



Nonostante la troppa coesione e la ridondanza sonora e tematica tra alcuni brani, Okay Kaya dimostra di avere una personalità originale, difficile da catalogare nell’industria musicale. Con una voce a tratti flebile, è in grado di descrivere sensazioni intense ed angoscianti, generando una nuova dimensione sonora che va al di là di ciò che è visibile o palpabile, rimanendo però in stretto contatto con la natura. Dopo aver concluso il disco la sensazione è quella di aver ascoltato un racconto in terza persona, narrato da una Kaya onnisciente, che riutilizza il lessico della propria malattia per costruire una narrazione della propria intimità: questi sono gli elementi che rendono il progetto di Okay Kaya uno degli act indie da tenere d'occhio nel futuro.

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